Foto e testi di Claudio Montuori ©
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Per la totalità del giorno resta ottimamente mimetizzato, grazie al suo piumaggio, nascosto dalla vegetazione degli alberi, appoggiato in riposo sui rami vicino alla diramazione del tronco.
La sua presenza è spesso tradita dai suoi escrementi e le borre visibili alla base dei posatoi.
Nella stagione invernale si riuniscono spesso in dormitori comuni (roost) in gruppi che possono contare fino a decine di esemplari.
Di media taglia 35/40, la femmina può essere leggermente più grande del maschio, ma sono praticamente indistinguibili, si alimenta cacciando a volo radente sui campi, alimentandosi di piccoli ratti e piccoli uccelli. Occasionalmente ghermisce le sue prede anche in volo e con agguato.
Caratteristica più evidente e nota del Gufo sono i ciuffi formati da piume sul capo, detti auricolari, ma che nulla hanno a che vedere con il sistema uditivo, che l’animale tiene diversamente eretti a secondo dello stato d’animo. Altro caratteristica particolare è quella di non poter ruotare gli occhi, compensata dalla capacità di ruotare il collo
di 360°.
Presente generalmente in spazi aperti con alberi sparsi o a filari, può essere presente anche in zone boscose alternate a zone aperte.
Nidifica da marzo a maggio, generalmente in nidi di altri uccelli, deponendo in media dalle 3 alle 5 uova. In stagioni ricche di cibo le covate possono essere due.
Facilmente udibile di notte quando emette il suo canto ad intervalli di 2/3 secondi ripetendolo centinaia di volte.
In relazione proprio al suo canto esiste una simpatica leggenda spagnola che ritiene che le abitudini notturne del Gufo siano state determinate dalla visione della crocifissione di Cristo, spingendolo a muoversi solo di notte, emettendo il suo canto ripetuto che viene letto con la parola cruz.
Fin dai primi tempi che ho
cominciato a praticare il
digiscoping, ho sentito parlare i
fotografi che frequentano l’oasi di
Bentivoglio, della possibilità di
osservare e fotografare il Gufo in
una località a qualche decina di km.
da dove vivo.
Quest’inverno era il momento
giusto per tentare una foto al Gufo.
Il piccolo borgo di Selva Malvezzi è
una piccola località nel cuore della
pianura, composto da poche case, e
dominato da un’antico palazzo
signorile, con una splendida piazza
antistante.
La piazza è contornata ai
lati da alcuni abeti che la
delimitano dalla strada principale
che attraversa il piccolo borgo.
Con le indicazioni ricevute non è
stato difficile individuare le
conifere che i Gufi usano come
dormitorio durante il giorno.
Unico inconveniente è individuarne
uno non completamente nascosto dalla
vegetazione e l’obbligo di doverli
fotografare dalla sede stradale
della stretta via.
Per nulla infastiditi dalle
autovetture che passano praticamente
sotto gli alberi e dai pochi
passanti residenti del paesino, i
Gufi si lasciano ammirare sui rami
alti degli abeti.
Piazzato il cavalletto in un
fossetto ai lati della strada, non è
stato difficile poterli fotografare
con tutta la calma ed il tempo
necessari, solo interrotto ogni
tanto da qualche auto e qualche
passante curioso, che osserva un
matto con una specie di “cannone” (così
dicono i curiosi) attaccato ad una
macchina fotografica.
Come ho già detto la foto non ha
comportato le classiche difficoltà
rese dai soggetti molto mobili e
piccoli. Fotografare un Gufo che
riposa è un’esperienza altrettanto
riposante ed appagante grazie allo
loro straordinaria bellezza.






