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L'Upupa (Upupa epops)
Dell'ordine
dei Coraciformi (Coraciiformes),
l'unico rappresentante della famiglia
Upipidi (Upupidae). Sono uccelli dalle
dimensioni simili ad una ghiandaia (25-29cm circa con un
apertura alare di 44-48cm.) diffusi nel sud e
centro Europa, Turchia, Israele e nelle aree
meridionali della Russia.
É un uccello migratore che si sposta dalle zone
equatoriali per raggiungere le nostre zone a marzo
per poi ripartire da metà settembre ai primi di
ottobre.
Sono state indicate presenze svernanti anche in
Sicilia.
Conduce una vita solitaria, al massimo in coppia;
eventualmente si formano dei piccoli gruppi quando
l’uccello compie il lungo volo migratorio.
Il lungo becco è sottile ed incurvato verso il
basso, le zampe grigio ardesia sono corte.
Il piumaggio è inconfondibile, bruno rosato (come la
volpe o un giallo-argilla) nella parte superiore e a
strisce orizzontali bianco-nere nella parte
inferiore.
Sul capo porta un ciuffo a ventaglio di penne
erettili di colore marrone chiaro con l'apice nero.
Il suo volo è molto affascinante sia per i colori
che per le movenze. Infatti sembra una grande
farfalla con una predominanza dei suoi colori bianco
e nero. Il maschio e la femmina sono simili, anche
se la femmina è leggermente più piccola.
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Quando viene minacciata si appiattisce sul terreno
con ali e coda spiegate.
Predilige ambienti semi-alberati caldi e assolati.
Necessita di cavità per nidificare (fori su alberi e
più raramente anfratti di rocce o di manufatti quali
muri a secco o edifici rurali) e ampi spazi con
vegetazione erbacea bassa sui quali alimentarsi.
Di giorno la troviamo prevalentemente sul terreno
alla ricerca di cibo (larve di invertebrati, grossi
insetti, soprattutto grilli talpa, lombrichi,
molluschi, ragni) mentre la notte si ripara tra il
fitto fogliame degli alberi. È amante dei luoghi
secchi dove si può incontrare presso boschetti o
frutteti o lungo strade sterrate dove spesso si
concede bagni di polvere. È presente anche nelle
zone verdi delle città.
Il becco lungo e ricurvo è una vera e propria pinza
che serve per penetrare in rocce e tronchi alla
ricerca di grossi insetti che ingerisce con una
tecnica molto particolare sviluppata per ovviare
alla ridotta lunghezza della lingua: li fionda in
aria col becco ingoiandoli al volo mentre ricadono.
Prima del lancio gli insetti vengono sbattuti
ripetutamente a terra finché le zampe e la testa non
si staccano dal corpo.
Sventagliando la
cresta il
maschio dimostra uno stato di agitazione, oppure si
esibisce nella parata nuziale all'inizio del periodo
di nidificazione. Da marzo a giugno la femmina
depone e cova per circa 16 giorni in una cavità 5-7
uova bianco-verdastre ma anche tendenti al blu
oppure marrone cioccolato. In questo periodo il
maschio si occupa di nutrire la femmina e i piccoli
due o tre volte all'ora. Dopo 3-4 settimane (metà
giugno) i piccoli lasciano il nido. Le covate
possono essere 2 all'anno. Il nido è facilmente
riconoscibile sia per gli escrementi dei genitori e
dei pulcini che si accumulano, sia per l’odore
repellente che sprigiona. Infatti, come difesa, la
pulizia del nido non viene curata di proposito,
lasciando che il fetore emanato, da un lato respinga
i predatori e dall'altro attiri gli insetti. Se
minacciati, mamma e piccoli emettono sgradevoli
vocalizzi e sono in grado di scagliare contro
l'intruso il liquido puzzolente prodotto dalla
ghiandola dell'uropigio. Se da soli, i piccoli, si
dispongono a cerchio allargando le ali e alzando la
piccola cresta e, se questo non basta ad intimorire,
allora si piegano e "sparano" contro l'intruso un
misto di liquido oleoso e feci. Il fetore è
tale che anche i topi e le donnole, naturali loro
nemici, ne fuggono spaventati.
Conosciuta con diversi nomi nelle varie regioni
italiane come:
| Campania |
Paposcia |
| Marche |
Puppula |
| Puglia |
Poppita, Papuscia |
| Sicilia |
Pipituni, Catabusciu |
| Toscana |
Bubbola, Galletto Marzolo |
| Umbria |
Puppola |
| Veneto |
Galeto magiarolo |
Il suo nome comune deriva dal caratteristico e
potente verso "pup-pup-pup" che il maschio
emette da sommità di alberi durante la stagione
riproduttiva.
Un tempo molto diffusa ha avuto un brusco e drastico
calo di presenze in relazione non solo col disturbo
recato dalle attività antropiche, ma soprattutto
della scarsità di adatto habitat riproduttivo.
Infatti è scarsa o assente in aree di pianura
caratterizzate da intensa attività agricola con
colture arboree da frutto ed intenso uso di
insetticidi, oppure da ridotta o nulla presenza di
vecchie alberature. Paesi come la Svezia, l'Olanda e
il Belgio non contano più presenze di questo
splendido uccello.
Per la sua bellezza e poca diffusione è stata scelta
per rappresentare la LIPU ovvero la Lega Italiana
Protezione Uccelli. La sua immagine è anche presente
in numerosi stemmi e simboli araldici.
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Nella cultura
popolare è tutt'ora chiamato "uccello del
malaugurio" e con questa immeritata nomea compare
anche in "Dei Sepolcri" di Ugo Foscolo (che tra
l'altro la scambia per un uccello notturno) ma è
stata, in parte, riabilitata un secolo dopo da
Eugenio Montale nella raccolta "Ossi di Seppia" dove
la definisce "uccello ilare calunniato dai poeti".
In Italia ci sono
tra i 20.000 e i 50.000 esemplari di Upupa. Il
Foscolo non fu l'unico e non è una caratteristica
dei poeti italiani ma anche in Inghilterra l'upupa
era confusa con altri uccelli o creduta notturna e
abitatrice di cimiteri. Dagli antichi
persiani era considerato l'uccello piu' saggio,
addirittura messaggero del divino, mentre gli arabi
la chiamano "uccello dottore" e la considerano
capace di scoprire pozzi e sorgenti nascoste.
Specie utile all'agricoltura tutelata ai sensi della
L. 11/02/1992, n. 157 e specie strettamente protetta
in base alla Direttiva di Berna del 19-9-1979
(Allegato II) (per ora!! perché potrebbe
diventare cacciabile con le nuove scandalose
proposte di variazione alla legge presentate dal
Sen. Orsi).
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Oggi, 20-03-2009, dopo due giorni di neve e
nevischio ed un abbassamento drastico della
temperatura, mi sono dedicato alla ricerca della
cincia mora e della cesena (un cacciatore mi ha
garantito che questa è la situazione climatica
ideale per notare stormi più o meno numerosi di
cesene che scendono verso le valli meno innevate), è
così che, come spesso accade, quando cerchi una cosa
ne trovi un altra. Tutto mi potevo immaginare ma non
un Upupa. Avevo già fotografato altre volte l'upupa
ma mai di questa stagione nel Mugello e mai con
questi freddi. Il poverino, perché sicuramente si
tratta di un maschio che precede sempre la femmina,
non immaginava certo di ritrovarsi dalle calde terre
equatoriali in quelle fredde della nostra regione
montana. Mi sono subito fermato e, con la Olympus
montata sullo Scopos, ho fatto degli scatti temendo
la sua fuga. Per nulla intimorito si è lasciato
fotografare mentre cercava insetti e larve nel
terreno ancora umido dallo sciogliersi della neve.
Vedendo la sua tranquillità ho potuto concentrarmi
sulle immagini e ho scattato anche molte immagini in
raw. Una leggera schiarita mi ha aiutato
nell'esposizione ed ecco la immagine che ho potuto
scegliere tra una ventina di scatti accettabili.
Non sono immagini di grande bellezza ma sono
sicuramente un documento ornitologico interessante.Foto scattata con la Olympus E-420
montata direttamente con anello T2 sullo
Scopos ED APO 66 . La focale finale
è di un 800mm F/6 e il soggetto è a circa 15m.
L'immagine è un leggerissimo crop.
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