Occhione comune (Burhinus oedicnemus) (Linnaeus, 1758) .

 

Foto e testi di Giancarlo Clapis ©

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Occhione comune (Burhinus oedicnemus)  - Foto di Giancarlo Clapis ©

Aspetti morfologici

Uccello dalla corporatura massiccia, deve il suo nome ai grandi occhi gialli che lo rendono inconfondibile e ne tradiscono le abitudini crepuscolari e notturne. Il becco è robusto, giallo con porzione distale nera. Le zampe giallastre sono lunghe e robuste, da corridore. Come in molte specie terragnole il dito posteriore è atrofizzato. Il piumaggio, color sabbia con screziature marroni e striature bianche, dona all’animale un aspetto particolarmente criptico, che gli consente di rendersi invisibile, acquattandosi sul terreno.
Il dimorfismo sessuale è sostanzialmente assente. In volo mostra un disegno caratteristico dell’ala: la pagina superiore con due larghe barre bianche, una delle quali ben visibile anche ad ali chiuse, primarie e secondarie nere con macchie bianche; la pagina inferiore è invece prevalentemente bianca con margini neri delle remiganti.


DIMENSIONI
Lunghezza 38 – 45 cm
Apertura alare 76 – 88 cm
Peso 370 - 450 gr

Distribuzione e movimenti
La specie è distribuita nell’Europa centro-meridionale in maniera discontinua. Penisola Iberica, Francia e Russia ospitano circa il 95% della popolazione europea. Le popolazioni settentrionali sono principalmente migratrici e quelle meridionali sostanzialmente sedentarie.
In Italia la sua presenza è piuttosto frammentaria, localizzata e comunque poco conosciuta a causa delle abitudini schive e crepuscolari della specie. Nell’Italia settentrionale è localizzato in alcuni greti fluviali della Pianura Padana centro-occidentale, nei magredi e nei greti della pianura friulana. In Lombardia la specie è presente esclusivamente durante i passi e in periodo riproduttivo, tra la metà di aprile e agosto.
Scarsamente presente nell’Italia peninsulare, in Sicilia e in Sardegna è ben rappresentato.
Le aree di svernamento sono localizzate nella parte meridionale dell’areale, tra l’Europa e l’Africa sub-sahariana. I movimenti migratori avvengono tra marzo-maggio e fine agosto-novembre.
La tendenza degli ultimi anni è di una generale contrazione dell’areale e un decremento numerico della specie in molte regioni, tra le quali l’Italia, dove abbiamo 1000-1500 coppie. Sverna regolarmente in Italia con 200-300 individui, prevalentemente in Toscana, Sardegna e Sicilia.

Habitat e alimentazione
L’occhione nidifica prevalentemente in aree aperte con ampia visibilità, in ambienti aridi con scarsa vegetazione, caratterizzata da unità erbacee rade e basse, greti fluviali, dune sabbiose, praterie sottoposte a pascolamento ovino o comunque poco produttive, localmente in campi coltivati. Probabilmente a causa della riduzione e trasformazione dei siti di nidificazione abituali, si è adattato a nidificare in ambienti antropizzati (aree coltivate, campi per le esercitazioni militari, campi da golf, cave).
Il foraggiamento è concentrato soprattutto al crepuscolo e durante la notte, mentre di giorno l’attività degli occhioni è più ridotta e criptica. La dieta consiste soprattutto in invertebrati terrestri (insetti, lombrichi, chiocciole) e piccoli vertebrati come roditori e rane. Prevalentemente al tramonto e durante la notte l’occhione emette il suo caratteristico e inconfondibile richiamo, caratterizzato da un forte e lamentoso ‘tlu-uìii’ in crescendo e ripetuto in lunghe serie di note ben staccate tra loro.

Biologia riproduttiva
La specie è monogama e le coppie sono caratterizzate da un legame molto forte che può durare anche tutta la vita. Il corteggiamento è in parte simile a una danza, con rapide corse, inchini fino a toccare il terreno col becco, code erette e scavi di piccole buche nel terreno.
Mentre Il dimorfismo - che ha principalmente la funzione di attrarre l'altro sesso ed è tipico di animali poligami - dove durante la stagione degli amori i maschi duellano per la conquista di un territorio- negli animali monogami come l’occhione, viene sacrificata la possibilità di avere progenie più numerosa in favore di uno sforzo congiunto per l'allevamento della prole.

Stagione riproduttiva: le deposizioni cominciano dagli inizi di aprile sino agli inizi di maggio. Di solito covata singola, occasionalmente doppia.
Nido: l’occhione non costruisce un vero e proprio nido, ma depone le sue uova tra i ciottoli del greto o in semplici depressioni, a volte arricchendo l’incavo con sassolini, frammenti vegetali e escrementi di lepre. Uova:normalmente due, raramente tre, occasionalmente uno solo nelle covate di rimpiazzo. Lisce e leggermente lucide. Di colore variabile, fulvo crema pallido o grigio biancastro con punteggiature e screziature irregolari color marrone e grigio violaceo distribuite in modo uniforme. Sono estremamente criptiche e difficili da individuare, specialmente in ambiente di greto, poiché somigliano a sassi.
Incubazione: le uova sono di solito deposte a giorni alterni e sonoincubate da entrambe i sessi per 26 giorni circa. Se disturbato al nido l’occhione si allontana strisciando poi si immobilizza, confidando nel mimetismo del suo piumaggio. Può anche esibirsi in una spettacolare parata di diversione, simulando di essere ferito per cercare di attirare i predatori lontano dal nido.
Prole: Precoce e coperta di piumino piuttosto corto e lanoso,color sabbia con striature e macchiettature marrone nerastro, con parti inferiori e gola biancastre. Il becco è nerastro, le zampe e i piedi grigiastri.
Allevamento:I pulcini sono nidifughi e si allontanano dal nido già dal secondo giorno di vita. Quando sono minacciati tendono ad acquattarsi al suolo sfruttando l’immobilità e la loro livrea mimetica per occultarsi e sfuggire ai predatori. I pulcini sono accuditi da entrambi i genitori e diventano indipendenti dopo circa sei settimane.

I principali predatori di uova e pulcini sono i Corvidi (cornacchia grigia, gazza, ghiandaia), le volpi e i cani randagi. Se le uova o i pulcini vengono perduti, la coppia può produrre una covata di sostituzione.
La scelta del sito in cui deporre le uova non è condizionata solamente dalla disponibilità ambientale ma, ovviamente, dal complesso delle esigenze ecologiche della specie durante la riproduzione, che non sono determinate solo dalla cova, ma debbono necessariamente tenere conto anche del periodo successivo di allevamento della prole. È interessante osservare come esista una netta differenza tra la scelta di habitat operata dagli adulti per determinare la posizione del nido e quella operata dal pulcino per difendersi dai predatori.
La maggior parte dei nidi vengono realizzati in ambiente aperto con vegetazione bassa, senza nessuna differenza sostanziale rispetto all’intorno; infatti l’ambiente aperto consente agli uccelli in cova un’individuazione precoce dei predatori terrestri e riduce il numero di posatoi per quelli alati. I pulcini invece, per finalità antipredatorie, prediligono aree con vegetazione erbacea o arbustiva oppure con tronchi, radici o altri materiali, ovvero un ambiente più ricco di elementi dove potersi nascondere. Quindi un territorio ottimale di riproduzione per l’occhione deve possedere, all’interno di un’area relativamente limitata, caratteristiche ambientali in parte contrastanti, idonee per la nidificazione prima e, in seguito, per l’allevamento dei pulcini.


   Conservazione
L’occhione è una specie di importanza conservazionistica a livello europeo e nazionale.
I problemi principali che ne hanno determinato il declino numerico negli ultimi 20-30 anni sono da ricercare nella perdita di habitat causata dallo sviluppo antropico (estrazione di ghiaia e inerti, incendi, cambiamenti colturali, diminuzione della pastorizia) e il disturbo causato da attività umane (pesca, uso di mezzi motorizzati). Bisogna inoltre sottolineare le problematiche dovute all’uso di pesticidi e al disturbo turistico, addestramento cani e le uccisioni illegali e il prelievo di uova e pulli.
Negli ultimi decenni il numero di soggetti è largamente in declino nell’Europa centrale, tanto che le popolazioni residue hanno una distribuzione largamente frammentata


   Curiosità
L’occhione rappresenta una presenza tutt’altro che appariscente: oltre che per la sua colorazione anche in virtù del suo comportamento circospetto, caratterizzato da lunghi periodi di inattività intervallati da brevi corse durante le quali l’animale spesso scompare furtivo quasi fosse un fantasma.
Questa specie nidifica tra le pietre del suolo, e da questo il nome di derivazione popolare di Stone curlew, letteralmente chiurlo delle pietre o delle rocce.
Inoltre, a causa della sua abitudine di starsene accovacciato immobile sul terreno come le lepri o i conigli, in Sicilia viene chiamato "lebbrazzina" che in dialetto siciliano vuol dire proprio leprotto. Alcuni lo chiamano anche con un nome di origine onomatopeico : "ciulluvì" che riproduce il suo verso singolare.

Un grazie all’ amico Claudio Villa e a mia moglie, per il tempo e la pazienza dedicatemi , e ad Andreas , per grande opportunità offerta dal suo sito agli appassionati di digiscoping.
 


Quando qualche tempo fa, su un sito internet, mi imbattei quasi per caso nella  foto di un occhione e ne rimasi subito affascinato. Pur avendo una discreta esperienza  di fotografia naturalistica , non avevo mai avuto la possibilità di fotografare quel  particolare tipo di uccello.
Quella immagine in digiscoping ha esercitato in me la voglia di avvicinarmi a questa tecnica.

“Devo fotografare l’occhione!” divenne la mia “idea fissa”, il mio “pallino”.

Ricavando alcuni consigli e informazioni dal sito Digiscopingitalia, mi sono procurato l’attrezzatura,e ho iniziato il “rodaggio” con uccelli più confidenti.
Inutile parlare del grande entusiasmo iniziale e delle altrettante delusioni.
Un po’ alla volta però cresceva la confidenza con l’apparecchiatura e la  sensibilità verso l’ambiente, gli animali ed i loro comportamenti.
Finché  è venuto il momento di affrontare l’oggetto dei miei desideri  fotografici: l’occhione.
La foto pubblicata è il risultato di un lavoro iniziato lo scorso anno, con il valido contributo di un amico appassionato di ornitologia, con il quale condivido anche la passione per la musica.
Tante ore di osservazione, spesso infruttuose, sul greto del fiume, nascosti in mezzo a formazioni pioniere di salici e pioppi arbustivi: uscite all’alba e al pomeriggio, alla ricerca delle migliori condizioni di luce e di avvicinamento.
 


Questa è la cronaca, in breve, dello scatto:

Come in una precedente escursione, arrivati al margine del greto abbiamo avvistato lo stesso occhione sul nido, a circa 80 metri di distanza: con il becco aperto respirava velocemente come per ridurre la temperatura corporea. L’'uccello a volte si allontanava dal nido per poi ritornarvi.
Cautamente abbiamo deciso di avvicinarci, raggiungendo non visti una formazione di pioppi vicino al nido e siamo rimasti in quella posizione per alcune ore. Più tardi è arrivato anche un secondo occhione.
La coppia è rimasta in prossimità del nido, a qualche metro l'uno dall'altro, in atteggiamento di assoluta tranquillità e per qualche istante, sembravano assopirsi.
Intanto si era fatto sera e il sole basso ha creato una condizione di luce ottimale. Lo scatto selezionato è stato realizzato in questa situazione. Poi la coppia ha ripreso a muoversi lentamente, allontanandosi e riavvicinandosi al nido.

 

NOMI  DIALETTALI
REGIONE NOME DIALETTALE
Marche Chiurluì
Pantelleria Franculinu
Manfredonia Cacamajes'e
Friuli duriat, durigat, totonel, clameploe
Veneto Orlicio, Corlicon, Pivaron
Emilia Romagna

ciurli, martinàzz (PC e PR), ciurlì, martinàzz, quaciòn (PR), sterlisg (MO), sterlisg, bertana, piverâz (BO), curluè, curlè, ciòral, uciòn, curiròn, ciurlòn (Romagna)

Sardegna Caboi de Mudregu, Pudda media
Sicilia Cirruvìu, Cirrìu - Cirulìu

 

9 primarie e 2 dell Alula (alula, ala spuria, ala bastarda) dell'ala sinistra
Secondarie e terziarie (terziarie, remiganti terziarie o cubitali (secondarie più interne)) ala destra

 

Alcuni francobolli che riproducono l'Occhione

 



Mini guide

Introduzione ● - Introduzione al digiscoping
Digiscoping con la reflex
● - Il Binocolo breve guida alla scelta.
● -
Il treppiede e la testa  breve guida
alla scelta.

● - Chiarimenti e semplici indicazioni

una mini guida
● - Tre oculari ed un cannocchiale  un mini test o un gioco?
● - Digiscoping in notturna  Le esperienze e i consigli di un nostro amico.
● - Oculari - e non solo  
Un tentativo di semplificare la scelta e la conoscenza dei dati per conoscere il miglior oculare  da abbinare alla macchina fotografica e al suo obiettivo

Dati dello scatto

Ordine Charadriiformes
Famiglia

Burhinidae

Scientifico Burhinus oedicnemus 
   
Inglese Stone curlew
Tedesco Bienenfresser
Spagnolo Alcaravàn comùn
Francese

Oedicnèmecriard

Giapponese  イシチドリ
Portoghese Alcaravão
Russo Avdotka
Svedese Tjockfot
Fotografo  Giancarlo Clapis
Cannocchiale zeiss 85 t fl
Oculare  30X
Adapter  autocostruito
Macchina  Canon EOS 450D
Tempi  1/100
Diaframma  f. 1.6
ISO  400
Distanza  50m
Esposizione  Manuale
Cavalletto -manfrotto 055
Testa Manfrotto 501 HDV
Mimetismo Cespugli
Software Adobe
Plug-in  mdc
Luogo fiume Trebbia
Data  25.06.2011 20.00
Meteo Sereno