Il Codibugnolo (Aegithalos caudatus).

Foto e testo di Stefano Savini©

 

Foto del mese 0814  Codibugnolo (Aegithalos caudatus).. Foto di Stefano SAvini ©

 

Il nome volgare Codibugnolo è composto da due parole dove "codi" si riferisce alla caratteristica lunga coda e "bugnolo", o vaso di paglia, per la caratteristica forma a sacco del suo nido.

Caratteri distintivi

Lunghezza:  -  testa-coda 14-16 centimetri; Di cui solo la coda 7-10 cm.
Apertura alare  -  16-19 cm.
Peso -  6-9 grammi.
Paffuto e banco, presenta screziature rosa e nere e una lunghissima coda nera e graduata.

Sedentario-nidificante, migratore regolare e svernante.
Il nido con il piccoloNidifica in marzo-maggio e depone da 7 a 12 uova che si schiudono dopo 14-18 giorni. Normalmente una nidiata all'anno, raramente due. Maschio e femmina lavorano insieme alla costruzione del nido che si trova sospeso in basso fra le ginestre, rovi, prugnoli e biancospini o in alto sulle forche dei rami degli alberi. La sua costruzione può richiedere fino a 3 settimane.E un capolavoro d'archittetura; una struttura a forma di sacca ovale fatta con muschio, ragnatele e crini. Vienee decorata, ai fini della mimetizzazione, da licheni. La cupola, per meglio resistere alla pioggia, è composta da uno spesso feltro di muschio e ragnatele. L'interno, che somiglia alla cavità di un forno con il fondo scavato a coppa e la volta elevatissima, (la forma più favorevole alla conservazione del calore), viene imbottito di piume come isolamento (più di mille o duemila piume). Interessante è osservare che la struttura del nido sembra essere più adattato alle prevalenti condizioni ambientali piuttosto che essere in funzione della disponibilità di piume o di vincoli di tempo.
Vive non più di 8 anni. Si muove con brevi voli, di cespuglio in cespuglio, ispezionando ogni fronda, ogni lembo di corteccia, alla ricerca di insetti di cui si nutre.
In inverno, per proteggersi dal freddo, gonfia il piumaggio e si raduna in gruppi composti da 5 a massimo 18 esemplari. Questi stormi invernali sono territoriali e difendono attivamente un'area comune di una ventina di ettari. Al suo interno si trovano i dormitori, i luoghi in cui abbeverarsi e varie zone di alimentazione, perlustrate quotidianamente lungo percorsi fissi. Questo comportamento gregario è dovuto, si pensa, a una strategia di difesa anche contro il freddo invernale.Uno studio condotto dalla società Birdlife International e The British Trust for Ornithology (BTO) ha rilevato che, in inverni particolarmente rigidi, si ha una riduzione di numero consistente che raggiunge anche un 80% di perdite. Le sue piccole dimensioni lo rendono vulnerabile al freddo ed è così che accalcandosi aumenta la possibilità di sopravvivenza nelle notti invernali. Gruppi di uccelli passano la notte nei posatoio rannicchiati l'uno stretto all'altro per darsi calore.
Un illustrazioneLe coppie, molto unite e fedeli, passano la notte l'uno stretto all'altro ricoprendosi reciprocamente con le ali. Probabilmente (non è accertato) covano anche insieme; comunque dormono insieme nel nido durante il periodo della costruzione e della cova.

Con l'arrivo della primavera, il gruppo si scioglie gradualmente dando origine a varie coppie che si insediano in parti diverse del territorio comune. I fallimeti sono molto numerosi, dovuti ai predatori o ad avverse condizioni ambientali..Le coppie i cui nidi falliscono hanno tre scelte: riprovare, abbandonare la nidificazione stagionale o aiutare un nido vicino. E 'stato dimostrato che coppie non riuscite si sono separate e aiutato i nidi di parenti di sesso maschile, contribuendo così a un maggiore successo di questi nidi grazie ad un maggior approvvigionamento di cibo e una migliore difesa . Alla fine della stagione riproduttiva, in giugno-luglio, gli uccelli riformano le greggi invernali nel loro territorio invernale.


Ricordo quando, anni fa, li sentii per la prima volta, quando rimasi impalato ad osservare il loro passaggio assieme alle cince e ai regoli, una marea di piccolissimi del cielo, ... furono prima i cip cip delle cinciarelle e delle cinciallegre, poi il loro tipico frrr frrrr a marcare un nuvolo di uccellini (anche venti assieme) che freneticamente invasero rami e arbusti alla ricerca di piccoli insetti senza mai arrivare ad scontrarsi tra loro, sempre in armonia.

Poi risentirli divenne un abitudine tanto che cominciai a conoscere i loro, sempre uguali, percorsi fino a cercarli regolarmente per poi trovarli e seguirli, a volte per lunghi tratti verso i freddi tramonti invernali.

Poi, una primavera, mi accorsi che una coppia stava nidificando in un arbusto basso, ma tanto basso, che potevi toccare quel prodigio di nido che solo loro riescono a fare. Fu così che decisi di appostarmi per fotografare .... non capirò mai perché i codibugnoli facciano il nido già in marzo quando ancora tutti cercano il sole per scaldarsi dal freddo, fatto sta che la percentuale di riuscita di una nidificazione dei codibugnoli è bassissima e, quella volta, ebbi la prima delusione. Il nido divelto con a terra, due piccolissimi inetti e il resto delle uova rotte... oltre al fatto che non feci neanche una foto. 

In altre occasioni ho potuto seguire le nidificazioni, ma solo una volta ebbi l'onore di poterli fotografare mentre portavano il cibo ai piccoli e solo perché fecero il nido dentro il giardino dei nostri vicini a cui chiesi il permesso per le fotografie.  Il ricordo più bello che conservo è quando, in diverse occasioni, il gruppo si avvicina così vicino che riesci a contar le piume e sembra (sempre se resti fermo) che loro non abbiano la minima paura dell'uomo. Sono un esempio di civiltà perfetta, dove il collettivo è al di sopra di tutto e niente riesce a dividerli, nemmeno la perdita di un nido che, anzi, li porta ad essere vicino alle altre coppie per aiutarle a sfamare i quasi dieci piccoli pulli di una nidiata….  


LA FOTO

 

Una foto che sia chiamata tale deve trasmettere qualcosa, un messaggio, un emozione, coinvolgere il pubblico in cose che non si vedono sempre e, per arrivare a questo, bisogna ampliare al massimo gli orizzonti fotografici senza fermarsi al prodotto finito e pronto che offre il sistema commerciale.Un altra posa

Io, da quando faccio fotografie, ho usufruito sia del sistema ad ottiche normali sia il sistema digiscoping tanto da pensare che un buon fotografo naturalista dovrebbe saperli usare tutti e due e, addirittura, insieme nello stesso momento.
Possedere una professionale (Canon Mark4) equipaggiata con un 400mm f2,8 è, senza dubbio, quasi il massimo della qualità tecnica e ottica messi assieme che, per risultati, farebbe gridare allo strappo dei capelli. In realtà anche questa massa di qualità unita assieme non sempre restituisce, con prestazioni degne di tale nome, risultati apprezzabili -mi spiego - Apri una finestra e a 4metri riprendi una cincia … beh. Sicuramente ne esce una foto perfetta ma già a 10 metri il risultato non è più rassicurante in termini di qualità perché, un soggetto così piccolo, rischia di non venir visto bene dall'autofocus e poi si è costretti, in postproduzione, a tagli molto spinti che riducono i file a stampe di max 10x15 o anche meno.
Che fare? ... si ... ci sono i duplicatori che raddoppiano la focale ma a discapito della qualità stessa e impongono molta attenzione nei settaggi ma, comunque, non risolvono il problema dei soggetti piccoli.  E qui entra in ballo il digiscoping.

Tecnica di ripresa che oltrepassa la logica delle ottiche a baionetta per entrare nell'accostamento di due soluzioni ottiche diverse, per arrivare ad una composizione fotografica decisamente originale per approccio e risultati.  Unire una reflex o una compatta digitale ad un cannocchiale terrestre diventa un passaggio da una sponda fotografica normale a qualcosa di più.
Riuscire a realizzare immagini faunistiche con soggetti posti a 100 metri e oltre vuol dire avvicinare la fauna all'uomo, vuol dire renderla visibile dalla propria porta di casa e lo fa senza disturbare, in punta di piedi. 

Con il passare degli anni si riesce a creare fotografie di altissima qualità che non sfigurano vicino alla fotografia più tradizionale. Per mia esperienza personale, sono riuscito a realizzare scatti migliori proprio col cannocchiale, ma solo per il fatto che riesco ad ridurre drasticamente le distanze tra me e i soggetti faunistici.
Certo che il digiscoping ha anche le sue lacune; necessita di molta più luce, 3\4 stop rispetto ai supertele, ed è molto delicato nella messa a fuoco a causa della pochissima profondità di campo (pochi cm possono essere fatali al risultato), necessità l'uso del treppiede senza il quale molto raramente dà risultati nitidi e non mossi, ma, ditemi, quale casa costruttrice di obbiettivi ha tra il suo corredo un 2000mm o 3000mm con un peso attorno ai 2,5-3 kg. A tutto questo aggiungiamo anche la variante che al cannocchiale ci accosti quasi tutto quello che vuoi ed è proprio qua che io ci ho messo del mio divertendomi a creare ottiche fatte di lenti “strane”, utilizzando anelli con tubi di prolunga e duplicatori al solo scopo di cercare una maggiore luminosità e nitidezza nelle fotografie che realizzo durante le mie uscite. Alchimista digiscoping??... No!! ... chi costruisce cannocchiali ha già sperimentato le strade e le soluzioni che timidamente uso io ma, a me, resta solo la soddisfazione di essere partecipe involontario nella corsa alle distanze sempre più lunghe che il digiscoping si prefigge di colmare senza perdere la qualità.      !
 

 

Ghiandaia - Particolare della cattura.

  Foto del mese 0514  Ghiandaia (Garrulus glandarius) ) foto di Andreas Bossi ©

 

Un saluto.

Grazie a tutti  

 



Mini guide

Introduzione ● - Introduzione al digiscoping
Digiscoping con la reflex
● - Il Binocolo breve guida alla scelta.
● -
Il treppiede e la testa  breve guida
alla scelta.

● - Chiarimenti e semplici indicazioni

una mini guida
● - Tre oculari ed un cannocchiale  un mini test o un gioco?
● - Digiscoping in notturna  Le esperienze e i consigli di un nostro amico.
● - Oculari - e non solo  
Un tentativo di semplificare la scelta e la conoscenza dei dati per conoscere il miglior oculare  da abbinare alla macchina fotografica e al suo obiettivo

Dati dello scatto

Ordine Passeriformes
Famiglia

Aegithalidae

Scientifico Aegithalos caudatus
   
Inglese Eurasian Jay
Tedesco Eichelhäher 
Spagnolo Arrendajo Euroasiático
Francese

Geai des chênes

Giapponese カケス
Portoghese Gaio-comum
Russo Сойка ,
Svedese Nötskrika
Fotografo Stefano Savini
Cannocchiale Swarovski 
ATX 65
Oculare 20-60x
Adapter T2
Macchina Nikon D7100
Tempi 1/80
Diaframma  f. 5.6
ISO  500
Distanza  20
Esposizione  Priorità diaframmi
Cavalletto  Gitzo Studex
Testa Gimbal Beike
Mimetismo Abiti mimetici
Software DxO Optics Pro v9
Plug-in   --
Luogo  Pruneta
Data 23/06/2013 ora 19:51
Meteo Tramonto