Sparviere (Accipiter nisus) (Linnaeus, 1758) .

 

Foto e testi di Dante dalla ©

Immagine tagliata e ridotta cliccando sull'immagine si vede nella sua composizione originale.
Cliccando sul nome del fotografo si accede alle sue foto del nostro forum.

Foto del mese 11-2011 Sparviere eurasiatico  (Accipiter nisus)) - Foto di Dante dalla ©

 Sparviere eurasiatico


   Lo Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus, Linneo 1758 ) è un uccello della famiglia degli Accipitridae, largamente diffuso nel nostro paese e in quasi tutta Europa. Sono note varie sottospecie tra le quali Accipiter nisus wolterstorffi (Kleinschmidt, 1901), che risiede in Sardegna e Corsica.
Specie paleartica con areale di diffusione che va dal circolo polare artico all'Africa nord occidentale, dall'Europa occidentale al Giappone, passando per medio Oriente e Siberia. Le popolazioni delle latitudini più elevate svernano nell'Europa meridionale e nord Africa, mentre quelle dell'Europa centrale e meridionale sono prevalentemente residenti.
Sparrowhawk   Temibile cacciatore di uccelli di bosco, è uno dei più piccoli rapaci nidificanti nel nostro paese. Di ridotte dimensioni, paragonabili a quelle di un gheppio, dal quale però differisce per le ali corte e arrotondate e dal volo costituito da battiti alternati a planate, spesso radente a boschetti e siepi, presenta un corpo snello ma potente, lunga coda sottile e "squadrata" all'estremità, con evidenti barrature, tarsi molto lunghi e sottili, di colore giallo vivo con piedi piuttosto grandi, muniti di lunghi artigli di colore nero. Il piumaggio risulta superiormente di colore uniforme, grigio ardesia nel maschio, bruno tendente al marrone nella femmina; inferiormente invece, presenta barrature, rossastre nel maschio, bruno o grigio nelle femmina, su fondo bianco; i giovani presentano un piumaggio molto simile alle femmine. Gli occhi sono di colore giallo vivo nella femmina e nei giovani, mentre nel maschio adulto risultano giallo arancio. Il becco, forte e di notevoli dimensioni, è di colore nero, azzurrato alla base, con cera gialla o giallo verdastra nei soggetti giovani.
   Le dimensioni tra i sessi differiscono decisamente, dove le femmine raggiungono grandezze superiori di un terzo rispetto al maschio, con pesi che variano tra i 300 grammi raggiunti dalla femmina ai 120 del maschio, così come aperture alari che vanno da 70 a 55 cm. e lunghezza complessiva, coda inclusa, variabile tra i 27 e 35 cm.
   Nidificano in boschi preferibilmente di conifere, ma non disdegnano nemmeno quelli di latifoglie, costruendo un nido di rametti secchi nella parte medio alta e più folta delle piante, prediligendo la fascia di margine dell'area boschiva prescelta. La deposizione delle uova, da 4 a 6, covate esclusivamente dalla femmina, avviene tra la fine di aprile e l'inizio di giugno, cosicché i giovani si involano intorno alla seconda metà di luglio; tale nidificazione tardiva consente di soddisfare la massima richiesta proteica dei piccoli in crescita, sincronizzandosi con l'alta disponibilità di giovani uccelli silvani da poco involati, che costituiscono le prede principali della specie.
   Lo Sparviere caccia lambendo aree boscose e siepi alla ricerca di piccoli uccelli che insegue e cattura grazie al proprio volo abile e potente, favorito dalle ali corte che consentono rapide accelerazioni, oltre che dall'estrema mobilità delle timoniere che possono aprirsi fino ad un angolo di 90° rispetto al proprio asse, per operare improvvise virate e acrobazie tra il folto della vegetazione. Risulta pertanto avvantaggiato da una moderata frammentazione delle aree boscose che costituiscono l'habitat tipico della specie. Recentemente si è assistito ad un progressivo aumento della presenza di questo rapace anche all'interno delle aree urbane.
   Lo status di conservazione della specie in Europa risulta attualmente sicuro. A metà del XX secolo, a causa della grande diffusione dell'agricoltura intensiva con l'avvento del massiccio impiego di pesticidi clororganici, le popolazioni di Sparviere diminuirono in maniera drastica, per poi riprendersi a partire dagli anni settanta, in seguito alla proibizione dell'uso di tali sostanze, che venivano rapidamente accumulate in dosi massicce a causa della posizione di vertice della catena alimentare di questo super predatore specializzato e selettivo. A riprova di tale tendenza, negli ultimi vent'anni, si è assistito ad una progressiva colonizzazione della specie anche delle zone di pianura coltivata.

stagioni   Lo Sparviere risulta essere un soggetto di facile identificazione. Potrebbe essere confuso con il Gheppio per le dimensioni equivalenti, ma come si è detto, differisce decisamente per la sagoma ed il tipo di volo, la coda risulta più lunga e, se individuato a favore di luce, a colpo d'occhio risulta di solito più chiaro ed infine, praticando tutt'altre strategie di caccia rispetto ai piccoli falchi, non fa lo "spirito santo" e quasi mai si può individuare su posatoi in campo aperto.
   Risulta invece più complicata l'identificazione, se l'avvistamento avviene senza riferimenti dimensionali, rispetto all'Astore, in tutto molto più simile allo Sparviere, essendo le due specie biologicamente più vicine. Inoltre, le dimensioni si avvicinano molto tra il maschio dell'Astore e la femmina dello Sparviere: rispetto al "cugino" maggiore, il nostro risulta nel complesso meno potente, batte più velocemente le ali in volo e la testa risulta meno prominente dalla sagoma, mentre la coda risulta più sottile e squadrata.
   La voce è costituta da brevi richiami acuti, emessi in rapida successione, udibili in primavera, nei pressi delle zone di nidificazione.

   Le tracce del fascino esercitato sull'uomo dal comportamento fiero e dalla indiscutibile bellezza di questo animale ci giungono da passati remotissimi. Gli antichi Egizi adoravano il dio Rà (Horus) che veniva rappresentato in forma di uomo con il capo da sparviere, sormontato dal disco del sole; a tale divinità veniva attribuito il potere di ricomporre l'anima dei defunti allo stato ante-vita e riconsegnarla così alla sua origine "solare", tramite il viaggio verso la meta eterna, durante il quale, l'anima stessa aveva, appunto, la forma di sparviere. L'individuazione dello sparviere presso gli Egizi, come incarnazione mitologica di una divinità deputata al contatto con la matrice solare dell'anima, ha tratto origine dalla credenza che fosse l'unico animale a potere fissare il sole senza accecarsi. Analoga mitologia riguardante la capacità di fissare il sole, è riscontrabile anche per l'aquila nella Grecia classica.
   Anche la leggenda secondo la quale lo sparviere sia dotato della propria vista prodigiosa, grazie al fatto che si cibava di una dimessa pianticella dai fiori di colore giallo vivo, la dice lunga su come l'uomo sia da sempre rimasto colpito dal colore intenso dell'occhio di questo rapace. Proprio il genere tassonomico Hieracium, a cui tale pianticella appartiene, deve l'origine del proprio nome alla parola greca Hierax, che significa sparviere. Secondo la mitologia ellenica, Ierace era un giusto, amato e stimato dagli uomini che, a causa dell'aiuto che fornì ai Teucri affamati dalle carestie loro inflitte da Poseidone, fu trasformato da quest'ultimo, come punizione per la sua ingerenza verso le divine faccende, in uno sparviere, in modo da risultare odiato e temuto dai suoi consimili, ovvero gli uccelli di cui avrebbe fatto strage.
   Si ipotizza che anche Gerace , paese della Locride, deva l'origine del proprio nome alla leggenda che narra di un devastante attacco dei Saraceni ai danni della cittadina di Locri, i cui superstiti furono guidati in salvo da uno sparviere sul pianoro dove ora sorge il paese che, nello stemma del comune, ospita a simbolo della propria identità proprio tale rapace.
sparviere   Il nome che identifica il genere Accipiter cui lo sparviere appartiene, deriva dal latino accipio, afferrare, mentre il nome della specie, nisus, potrebbe derivare sempre dalla mitologia classica, precisamente dalle Metamorfosi di Ovidio, dove Niso, re di Megara, fu sconfitto da Minosse in seguito al tradimento della figlia che gli sottrasse il segreto della sua invulnerabilità, ossia un capello d'oro, che consegnò a Minosse stesso, del quale era innamorata. Niso venne così trasformato dagli dei in sparviere per inseguire ed uccidere la figlia Scilla, a sua volta trasformata in allodola per inseguire al nave di Minosse che però, nel frattempo, l'aveva ripudiata.
   Ispiratore, come si è visto, di varie leggende, troviamo il piccolo rapace protagonista anche della famosa favola morale di Esopo, "L'usignolo e lo sparviere" dove la preda catturata implora il rapace affinché le risparmi la vita in quanto pasto troppo piccolo ed inadeguato alla voracità del predatore; la pragmatica risposta di quest'ultimo sancisce invece il principio che è meglio riempirsi lo stomaco con qualcosa di scarso ma reale, piuttosto che sperare di placare la fame con evanescenti speranze di future prede più sostanziose.

   L'attuale nome volgare italiano sparviere, trova similitudini nel provenzale esparvier che proviene dal germanico sparwari, derivante da sparwo (passero) e ari (aquila), ovvero rapace che preda i passeri, radice dell'attuale nome anglofono sparrowhawk.



   Un mio antico ricordo dello sparviere risale a molti anni fa: nel paese della pianura bolognese dove tutt'ora lavoro, mi trovavo in auto fermo al semaforo e stavo guardando distrattamente alcuni passeri che entravano ed uscivano da una bassa siepe al bordo della strada. Fu un attimo: con la coda dell'occhio, percepii nel mio campo visivo un fulmine piombare verso il basso dal tetto di una palazzina e ghermire uno dei passeri a terra, per poi involarsi di nuovo verso l'alto con la preda stretta tra gli artigli, lasciandomi a bocca aperta dietro il parabrezza, per questa inattesa scena di caccia, ambientata nel traffico urbano.
   L'ultimo ricordo avuto di lui invece, risale all'inverno scorso, quando una signora, entrando nell'ufficio comunale dove lavoro, mi consegnò un esemplare quasi esanime, magrissimo e fradicio di pioggia; lo sistemai in una scatola imbottita, al caldo vicino al termosifone, in attesa di consegnarlo alla LIPU, ma non potei fare altro che guardare il suo splendido occhio giallo spegnersi nel giro di pochi minuti.
   La fierezza e la forza di questo affascinante animale, che conducono umanamente ad istintive, quanto distorte impressioni di potenza ed invincibilità, non devono far dimenticare che lo sparviere si trova al vertice di una catena alimentare, senza possibilità di scelta riguardo al proprio nutrimento e che tale posizione lo rende più vulnerabile rispetto ad altri uccelli, magari di aspetto più fragile ed indifeso, in realtà molto più adattabili sul piano alimentare. Si pensi che lo sparviero dovrebbe ingerire una quantità quotidiana di alimento pari al 15 - 20 % del proprio peso corporeo e che poche ore di ritardo nell'alimentarsi, possono provocare cali di zuccheri con esito letale. La causa principale di mortalità per questa specie, altissima nel primo anno di vita, è proprio la denutrizione.

al bagno   Tra le tante foto che mi hanno affascinato ed indotto ad intraprendere l'esperienza del digiscoping, c'è sicuramente uno scatto di circa un anno fa, che ritraeva uno sparviere intento al bagno, mentre specchiava la propria immagine in una pozza d'acqua. Nello stesso posto, stesso periodo dell'anno, insieme all'autore di quello scatto, ovvero l'amico Claudio, sempre generosamente prodigo di indicazioni e avvistamenti da condividere, ho atteso con speranza che il piccolo rapace tornasse a concedersi le medesime abluzioni. Pare che l'igiene quotidiana rappresenti una questione importante per il nostro esemplare e così, dopo neanche troppa attesa, eccolo arrivare dalle spalle del capanno ed infilarsi a velocità incredibile tra gli alberi oltre la pozza per inseguire alcune capinere. La nostra delusione per l'apparizione così fulminea, affascinante quanto fotograficamente inutile, durò poco: di lì a breve, eccolo ritornare dal folto e posarsi per un attimo sul bordo della pozza, fiero e guardingo. Di nuovo pochi secondi, il tempo di un paio di scatti istintivi e il nostro sparviere si dileguò ancora, lasciandoci ammirati e decisi a tornare sul posto, finché non l'avessimo ritratto in condizioni migliori.
   E così dopo pochi giorni, mi trovai di nuovo in attesa, questa volta da solo all'interno del capanno, nella speranza di rivedere il nostro amico; anche questa volta non deluse e finalmente, si concesse un bagno lungo e meticoloso per la gioia delle mie aspirazioni fotografiche finalmente soddisfatte, lasciandomi con la magica sensazione di un riservato contatto, con questo piccolo gioiello della natura, avuto per qualche momento sotto gli occhi e tra le dita, nel display della mia fotocamera.

   La sensazione che si potessero vivere emozioni così intense tramite la tecnica fotografica del digiscoping, mi ha catturato fin dalle prime volte in cui ho curiosato all'interno del nostro (ora mi sento di dirlo) sito, gestito e partecipato con tanta contagiosa passione. Una sensazione così forte che mi ha spinto a fare i conti con la mia inerzia verso ogni sorta di problema tecnico da affrontare. Il digiscoping, fatti salvi pochi abbinamenti oramai consolidati ma decisamente costosi, non consente di appropriarsi di tutta la tecnica necessaria semplicemente tramite l'acquisto di una semplice attrezzatura. Non nascondo che anche la possibilità di realizzare immagini di buon livello contenendo i costi rispetto alla fotografia naturalistica tradizionale, ha costituito una ulteriore leva a provare questa disciplina. E alla fine, qualche piccolo problema tecnico da superare, devo ammettere che ha contribuito a rendere ancora più piacevoli i risultati ottenuti.
   Ho cominciato meno di un anno fa con un investimento abbastanza ridotto e un aiuto tecnico molto importante, al quale è seguito già un rinnovamento pressoché totale dell'attrezzatura e una continua crescita della passione verso questa tecnica che mi consente di vivere il contatto con la natura in maniera così piena ed appagante. Penso di poter dire che le mie prime impressioni, hanno ricevuto piena conferma dalle soddisfazioni trasmesse da questa tecnica fotografica, connotata comunque da un approccio di grande rispetto e pieno apprezzamento nel vivere la natura. Mi sia consentito un paragone ardito, quasi una specie di "slow food" della fotografia naturalistica…..


 

 



Mini guide

Introduzione Introduzione al digiscoping
Digiscoping con la reflex
Il Binocolo breve guida alla scelta.
Il treppiede e la testa  breve guida
alla scelta.

Chiarimenti e semplici indicazioni
Una mini guida
Tre oculari ed un cannocchiale  un mini test o un gioco?

Dati dello scatto

Ordine Falconiformes
Famiglia

Accipitridae

Scientifico Accipiter nisus 
   
Inglese Eurasian Sparrowhawk 
Tedesco  Sperber
Spagnolo Gavilán Común
Francese

Épervier d'Europe

Giapponese  ハイタカ
Portoghese Gavião da Europa
Russo Perepeljatnik
Svedese Sparvhök
Fotografo Dante dalla
Cannocchiale Zeiss Diascope 85 TFL
Oculare 20-60x a  20x
Adapter  Meco/Bossi
Macchina  Canon S90
Tempi 1/15
Diaframma  f. 3.5
ISO  100
Distanza  10m
Esposizione  Manuale
Cavalletto -Benro 380 A
Testa Manfrotto 501
Mimetismo Capanno 
Software Adobe
Plug-in  Reg. Esp - mdc
Luogo  Pianura Bolognese
Data  15/10/11, 12.02
Meteo sole e nuvole, limpido