Test
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Olympus E-420 pag. 1/2
Tutto è nato da un messaggio che abbiamo letto in un forum inglese dove un digiscoper, le cui esperienze seguiamo da molto tempo, comunicava di aver testato la Olympus E-420 con il suo cannocchiale e l'obiettivo 25mm Pancake. Le foto erano ottime, eravamo abituati al suo standard qualitativo, ma ci aveva impressionato di più il fatto che era riuscito a lavorare anche in autofocus. Troppo interessante per non fare anche noi una prova ed ecco che allora scriviamo alla Polyphoto S.p.a. di Milano (importatore ufficiale di Olympus e Leica per l'Italia) e chiediamo una macchina in prova.
| Per ogni riferimento all'uso "classico" della Canon EOS 550D vi invitiamo a consultare la prova eseguita da Dpreview o Imaging Resurce, noi cureremo solo gli aspetti che maggiormente possono interessare un digiscoper. |
Durante la
conversazione l'importatore ci
propone una E-520 ma noi insistiamo
sulla sorellina più piccola perché
più piccola anche nelle dimensioni e
pesi. Poco tempo dopo ci arriva la
macchina con il 25mm. pancake e il
50mm f2 ED Macro.
In queste
settimane è stata presentata un
altra macchina marchio Olympus, la
E-620.
Si tratta sempre di una
entry-level da 12MlPixel ma già con
caratteristiche di una professionale.
Mantiene misure e pesi minimi (521g)
e ha la possibilità di un LCD
orientabile (come nella E-3) e una
misurazione della esposizione su 7
punti. Le altre caratteristiche non
sono ancora del tutto note ma
sappiamo che verrà commercializzata
a maggio 2009. Tenete d'occhio le
nostre News per maggiori
informazioni.
| La Olympus E-420 | La Olympus E-420 vista posteriore e superiore | |
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Breve premessa.
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Quando lavoravamo con l'analogico (nella moda e foto di interni) abbiamo posseduto una gloriosissima Olympus OM-1 e una OM-4 con un buon parco ottiche. Già allora si distinguevano per la loro compattezza e per l'eccellenza delle ottiche. La OM-1 era una delle macchine che non ci ha mai lasciato in panne e vi assicuro che ha dovuto sopportare prove e climi al limite. Le ottiche erano molto robuste e la resa del colore molto alta. L'obiettivo macro aveva una qualità sorprendente (ancora oggi mantiene quotazioni molto alte e, in commercio, si trovano anelli adattatori per l'uso con macchine di altre marche come Canon, Nikon e anche per adattarli al formato digitale 4/3). Il marchio ci dava quindi molte garanzie.
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La scelta della E-420 è stata dettata anche dal fatto che, nel confronto più semplice con la sua sorella maggiore, ha solo la mancanza dello stabilizzatore di immagine il quale ci sembra essere di pochissima utilità nel digiscoping.
Noi
digiscoper siamo molto esigenti
sulla qualità ottica dei nostri
strumenti e vogliamo anche il
massimo della compattezza. La scelta
della compatta è in parte dovuta
anche a questi motivi oltre al fatto
che le reflex, avendo molte parti
meccaniche in movimento, sono più
sensibili all' effetto del micro
mosso. Altro motivo che ha sempre
dato più chance alle compatte è la
comodità della messa a fuoco
sull'LCD. Con una reflex digitale
questo era impossibile fino a poco
tempo fa. Nei vari siti di
digiscoping possiamo vedere come si
sono ingegnati in molti a trovare
barre
stabilizzatrici o
sistemi per collegare la macchina al
computer portatile così da poter
controllare l'immagine e lo scatto
direttamente dal computer. Questo
era una complicazione e un peso non
indifferente. Solo alcune macchine
riuscivano con i loro mirini
luminosi e la possibilità di gestire
in maniera pratica l'alza-specchio a
superare questi difetti.
Tutto
questo offriva alcuni vantaggi sulle
compatte che però avevano i loro
limiti nella poca qualità a alti ISO
e nel formato del CCD che,
inspiegabilmente, le case madri
cercavano sempre più di riempire di
pixel e ridurre in dimensioni. Un
autentico controsenso.
Le
compatte della nuova generazione
hanno poi un' altra particolarità
che ci complica la vita. Poche hanno
la possibilità di controlli manuali
d'esposizione e di aggiuntivi ottici
per poter sfruttare con gli adapter
l'abbinamento più semplice e
razionale al cannocchiale.
Da un
paio di anni si è sempre più diffuso
il Live View tra le reflex e la
Olympus ha cercato di dare macchine
compatte e razionali sia nel mercato
delle medie come in quello delle
professionali. Insieme a Panasonic,
Sigma e Leica ha sviluppato un
formato che offre la qualità di una
reflex e compattezza nel corpo
macchina e obiettivi. Il Quattro
Terzi (fourthirds system) offre un
rapporto 2X se confrontato al
tradizionale 24x36. Quindi il 25mm
corrisponde al tradizionale 50mm.
A questo punto bisogna spendere un
poco di spazio per chiarire quali
sono i punti che sono stati presi in
considerazione nel creare un nuovo
formato. Molto è stato detto e molto
detto in maniera imprecisa e
tendenziosa. Chi non fosse
interessato salti il testo che
racchiudiamo in una cornice e vada
subito al prosieguo del test.
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La Olympus ha avuto altre
volte iniziative coraggiose
e rivoluzionarie nella sua
storia che parte nel 1919
con la costruzione di
microscopi e poi dal 1939
con la sua prima fotocamera.
Tra le sue macchine
innovative ricordiamo solo
alcune come la serie Olympus
Pen, una mezzo formato
robusta, facilissima
nell'uso e compatta che
venne prodotta dal 1959 agli
anni 80, La serie OM che
rivoluzionò il disegno delle
fotocamere reflex dando
qualità e aggiornamento
tecnologico in un volume e
peso che era circa il 35%
delle altre reflex. Con la
OM-2 rivoluzionò il sistema
di misurazione TTL, veniva
letto direttamente sul piano
focale la cui superficie
rifletteva la luce
direttamente alla
fotocellula e, in
esposizione automatica, la
misurazione era continua sul
piano pellicola invece di
passare dal pentaprisma.
Cosa poi imitata dalla Leica
nel modello M6. La serie OM
aveva ottiche straordinarie
per resa cromatica,
definizione, luminosità,
robustezza e compattezza.
La continua ricerca dei
tecnici Olympus ha portato,
nel 2008, ad un' evoluzione
parallela del 4/3 il
Micro Four Third System -
Micro QuattroTerzi
- che, eliminando lo
specchio e il pentaprisma,
porta alla produzione di
apparecchi a lenti
intercambiabili ancora più
compatti e leggeri. Ad oggi
abbiamo già un esempio in
produzione della Panasonic,
la
Lumix
G1, e un
prototipo
ancor più piccolo e compatto
della Olympus. |
Ora torniamo
alla nostra E-420 ancora oggi la più
piccola e leggera reflex digitale in
commercio.
Ricordo ancora le
prime sensazioni quando, da ragazzo,
ebbi fra le mani la mia Olympus OM1.
Era una delle prime commercializzate
in Italia. Anche oggi come allora,
avevo già avuto fra le mani le
reflex "tradizionali", ho avuto da
subito la sensazione di un oggetto
piccolo, compatto ma molto ben
costruito. La E-420 a queste
sensazioni aggiunge una leggerezza
che la fa subito comparare con le
compatte.
La mia Coolpix
4500 pesa 374g. la 5000 414g. la
Canon G9 370g. e lei, senza la
piccola batteria, 370g. ai quali
vanno aggiunti i 95g. del 25mm.
pancake per un totale di 465g. Tutto
questo per avere tutti i vantaggi di
una reflex da 10MlPixel.
Una
volta impugnata risulta
sorprendentemente maneggevole e
salda nelle nostre mani.
Con un
peso come questo mi convinco che la
meccanica del nostro adapter non può
essere molto sollecitata e, con
grandissimo piacere, vedo che la mia
piastra di equilibrio non necessita
il cambio della base (pensavo già di
dover cercare una piastra più lunga.).
Tranne i bordi della slitta del
flash e il pulsante di scatto non ci
sono parti cromate in evidenza.
Mettiamo un feltrino al pulsante di
scatto e una striscia adesiva alla
scritta del marchio sul pentaprisma
e la macchina è perfetta per non
farsi notare dai nostri soggetti
durante una sessione di riprese.
Abbiamo
usato la Olympus, sia con il 25mm.
che con il 50mm macro, collegata
all'oculare zoom 20-60x e il 30x del
Kowa TSN-883 Prominar con l'adapter
TSN-DA10 e un anello con il passo
43mm. (corrispondente a quello porta
filtri del pancake) e 52mm (per il
50mm ED Macro). Per l'uso a fuoco
diretto la abbiamo collegata al tubo
ottico zoom TSN-PZ con un anello T2.
Per collegarla allo Zeiss 85T* FL e
lo zoom 20-60x abbiamo usato il QCA
della Zeiss. Per l'uso a fuoco
diretto la abbiamo collegata al tubo
ottico con un anello T2.
Per
collegarla al Baader Scopos ED60
abbiamo usato il T2 per l'uso a
fuoco diretto e, per l'uso con il
Baader Hyperion 17mm
in afocale, abbiamo avvitato
il 50mm macro direttamente al passo
che questo oculare ha di serie.
La
sensazione che si ha, una volta
collegata ai cannocchiali, è la
stessa di una compatta.
Una
lettura del manuale, abbastanza
semplice e razionale, e facciamo i
primi scatti.
Notiamo subito che
il radiocomando ha il sensore
di ricezione sul corpo macchina solo
nella parte anteriore e questo ci
costringe a tenere sempre la mano
protesa. Consigliamo quindi di
prendere quello a filo (RM-UC1) che
risulterà sempre più pratico e
funzionale.
I primi scatti li
facciamo usando il mirino reflex e
la sensazione iniziale, abituati a
guardare attraverso un lentino l'LCD
delle compatte, è di non riuscire a
mettere a fuoco con precisione per
via delle piccole dimensioni. Dopo
aver regolato le diottrie, ci
concentriamo sul soggetto e ci
accorgiamo di poter lavorare senza
tutte quelle paure iniziali. Bisogna
dire che i mirini delle 4/3 sono un
poco più piccoli delle altre reflex
APS-C e quello della E-420 non è
molto luminoso come in tutte le
fotocamere entry level che usano un
penta specchio al posto del più
tradizionale e costoso pentaprisma
in vetro ottico. Per supplire a
questo inconveniente bisogna passare
a modelli superiori come la E-3 che
ha anche il vantaggio di coprire il
100% dell'immagine contro il 95%
della E-420. Un altra opzione è
l'uso dell'oculare ingranditore
Olympus ME-1.
Oggi, dopo diversi
mesi di utilizzo, non ci accorgiamo
più della differenza neanche durante
queste giornate di pioggia. Per chi
avesse problemi di messa a fuoco con
il mirino penta specchio la Olympus
fornisce un accessorio che si
applica al mirino. Una volta tolto
il poggia occhio d gomma possiamo
inserire il ME-1 che è una lente
ingranditore 1,2 x.
Durante
queste prime sessioni di prove
abbiamo usato anche il Live View
che, grazie anche alle dimensioni e
caratteristiche dell'LCD, si
dimostra da subito assai funzionale.
Tra le caratteristiche che più
ci hanno favorevolmente
impressionato sono la dimensione e
risoluzione (un 2,7" con una
risoluzione di 230,000) e la qualità
del vetro di protezione (HyperCrystal)
che ci ha fatto lavorare agevolmente
anche in situazioni difficili.
Una caratteristica assai utile per
noi digiscoper è la possibilità di
zoomare nell'immagine per un fattore
di 7x o 10x. Allunga di poco i tempi
di messa a fuoco (per via della
nostra manualità) ma aumenta la
precisione.
Un altra
caratteristica nell'uso Live View è
il fermo dello specchio anche
scattando in sequenza, assai utile
per l'uso in digiscoping,
Quindi assenza di micro mosso e
rumore meccanico. Durante le nostre
prove ci è sembrato che la macchina
risulta un poco più lenta nella
messa a fuoco se fatta in Live View,
comunque sempre più veloce che con
una compatta.
Nella confezione è fornito
anche un tappo per oscurare il
mirino del penta specchio. Questo
accessorio è necessario, se
lavoriamo in Live View, al fine di
bloccare la luce che potrebbe
entrare dal mirino e interferire
così con l'esposizione e la resa
qualitativa del colore e della
definizione dell'immagine.
Inizialmente, per una sicura messa a
fuoco, avevamo usato un lentino
applicandolo all'LCD, come per la
nostra compatta, ma ora ne facciamo
a meno.
Preferiamo comunque non
usare per lunghi periodi il Live
View per il noto problema che,
portando ad un surriscaldamento del
sensore, porterebbe ad un degrado
della resa colore oltre che ad un
consumo della batteria.
A
proposito di batteria
dobbiamo notare che la durata, anche
con un uso frequente del Live View,
è assai buona. La PS-BLS1, che ha
una capacità di 1150 mAh a 7.2V (8,2
Wh), si è dimostrata più che
sufficiente per una sessione di
riprese giornaliera. Questo potrebbe
non essere una grande novità per chi
è abituato alle reflex ma sembra
davvero straordinario per tutti
quelli che si cimentano
quotidianamente con le compatte.
Un' altra nostra paura,
nell'affrontare una reflex, era il
rumore del meccanismo di
queste macchine che è superiore a
quello di tutte le compatte. Nei
confronti di Canon e Nikon (quelle
che abbiamo provato) è sicuramente
più silenziosa e ci ha risparmiato,
anche a distanze di 12-20m. l'uso di
una imbottitura. Abbiamo
fotografato ungulati a distanze di
circa 30m senza destare in loro il
minimo sospetto. Assai probabile che
il tutto sia dovuto alle dimensioni
dello specchio. Se confrontato con
quelli delle Canon o Nikon è assai
più piccolo ed è anche per questo
che le vibrazioni della macchina
sono talmente ridotte che non
sentiamo l'esigenza di una barra
stabilizzatrice.
In queste
giornate di test con pioggia, neve e
sole ci siamo imbattuti spesso nel
dover repentinamente cambiare i
valori di settaggio. L'uso del
menu di settaggio ci è sembrato
in quasi tutti gli interventi assai
veloce e intuitivo e i comandi, sul
corpo macchina, molto veloci e
semplici da raggiungere. Dal menu
della macchina possiamo
personalizzare due pulsanti ed
assegnargli quelle funzioni che
riteniamo più utili e frequenti.
Considerando la E-420 una fotocamera
Entry Level sorprende la quantità di
settaggi e voci del menu a
disposizione.
Poter
lavorare con tranquillità a 400ISO è
stato davvero emozionante per noi
che non ci azzardavamo a superare i
200 con le compatte.
Con la vecchia
e insuperata Nikon Coolpèix 4500 a
200ISO il rumore era già presente in
quantità tale da essere più simile
agli 800ISO della Olympus E-420.
Con la E-420 a 1600ISO si può
lavorare ma il rumore è evidente e
fastidioso.
Non abbiamo provato
l'auto riduzione del rumore a ISO
superiori gli 800 perché preferiamo,
nei nostri test, escludere gli
interventi del software interno
delle macchine.
Altra
emozione è stata lo scattare in
sequenza e, in sequenza, nel formato
RAW.
Poter scattare 3,5 scatti
al secondo nel formato Jpg e 6 nel
formato RAW senza aspettare per
minuti che la macchina abbia finito
di scrivere nella memoria è
veramente entusiasmante.
Non ci siamo
dimenticati di provare i due
obiettivi con la funzione
autofocus attivata.
Il 25mm
Pancake ha un escursione esterna del
gruppo assai limitata e questo
consente un uso molto comodo e poco
sollecitante per le parti meccaniche.
Non dobbiamo pensare che la
macchina compia da sola la MF (messa
a fuoco). L'uso di questa funzione è
solo per il controllo e la
precisione finale di quello che
abbiamo prima fatto con il
cannocchiale.
Rimane il classico
problema di cosa mette a fuoco in
automatico la macchina se la scena è
piena di elementi di "disturbo" (es.
un uccellino in una siepe con rami
davanti e dietro di lui). In questi
casi, con l'uso spot, la 420 offre 3
punti di MF ma la possibilità di
errore rimane alta. Utilissimo
invece se fotografiamo un soggetto
in movimento sulla superficie di un
lago o su un prato. Nelle nostre
prove abbiamo scattato anche a
soggetti in volo.
Grazie alla
velocità di MF e di scatto le
possibilità sia di ripresa che di
ripresa creativa aumentano
considerevolmente.
Un poco più
problematico è l'uso dell'autofocus
con il 50mm ED Macro F/2. La sua
escursione esterna del gruppo ottico
è talmente ampia da creare problemi
insospettati.
Il primo, e più
frequente, è la continua ricerca
della MF e la perdita di tempo.
Questo è dovuto sicuramente al tempo
che impiega nella escursione del
gruppo lenti e dal fatto che in
questo lasso di tempo il nostro
soggetto si è mosso in continuazione.
Ci è capitato più di una volta che
lo scatto finale fosse completamente
fuori fuoco. Se il soggetto è
relativamente fermo, e noi abbiamo
messo a fuoco con una buona
precisione dal cannocchiale, il
problema non si presenta. In
ogni caso, con questo obiettivo di
grande qualità, abbiamo preferito
lavorare in manuale. Uno dei rischi
che non volevamo correre era la
rottura del motore sia per lo sforzo
che per l'uso continuo.
Usando il
pancake e lo zoom del Kowa abbiamo
notato che a 20x compare una leggera
vignettatura che scompare a 30x. Con
l'oculare 30X non ci sono problemi.
Stessa cosa collegando la macchina
allo zoom dello Zeiss 85T* FL.
Nessuna forma di vignettatura con il
50mm. Macro.
| La E-420 montata sul tubo ottico della Zeiss. | La E-420 e il Kowa Prominar TSN-883 | Come siamo riusciti a collegare lo scatto flessibile |
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Un ultima nota sul software che viene fornito e che ci permette di scaricare, catalogare e correggere le nostre immagini in maniera molto rapida e razionale. I comandi sono molto semplici e abbastanza completi nelle correzioni più comuni. Oltre al OLYMPUS Master 2 viene fornita una versione a scadenza del OLYMPUS Studio 2 che ci permette anche di controllare la macchina e scattare direttamente dal computer. Consigliamo caldamente l'uso di questo ultimo software che si è rivelato ottimo e molto pratico anche per le piccole ma necessarie correzioni.
In ultima
analisi possiamo dire Che la Olympus
E-420 è un oggetto estremamente
versatile per il digiscoping.
L'entusiasmo, dopo tre mesi di
prove, è giustificato dalla qualità
delle immagini riprese e dalla
facilità che abbiamo avuto
nell'abituarci alla fotocamera. La
sua compattezza e soprattutto
leggerezza facilitano non poco il
passaggio dalla compatta alla
reflex.
Il suo ottimo 25mm si
presta a molti utilizzi grazie alla
possibilità di usare l'autofocus
della macchina per ottimizzare la
messa a fuoco. Sia con l'oculare
20-60x zoom che con il 30x non
abbiamo avuto mai problemi di
vignettatura.
Una volta
bilanciato correttamente il
cannocchiale non ci sono problemi di
micro mosso fino a tempi di 1/60".
Anche il 50mm Macro si è comportato
molto bene ma è da escludere l'uso
dell'autofocus.
Se confrontiamo l'uso della Olympus E-420 con quello di una compatta dobbiamo registrare, di positivo:
| ♦ | La qualità dell'immagine e dei dettagli. |
| ♦ | L'uso e la velocità del formato Raw. |
| ♦ | La velocità di accensione e di scatto. |
| ♦ | La disponibilità di mirare attraverso il penta specchio anche a fotocamera spenta. |
| ♦ | La durata delle batterie. |
| ♦ | La velocità di registrazione nelle schede di memoria (abbiamo a disposizione due slot per i due formati xD-Picture Card e Compact Flash Tipo II. |
| ♦ | La possibilità di usare il cannocchiale con il suo tubo ottico e un anello T2 che, pur accorciando la focale, fornisce immagini di grande qualità. |
| ♦ | Possibilità di misurazione spot sulle alte o basse luci con il controllo delle ombre. |
| ♦ | L'uso più accurato e professionale del flash anche con accessori come il "Better Beamer". |
| ♦ | La possibilità di scatto a sensibilità ISO elevate senza perdita di qualità (nel confronto con le compatte). |
| ♦ | La possibilità con il 25mm di autofocus per la regolazione fine della messa a fuoco. (non si deve pensare che la macchina mette a fuoco tutto il sistema ma è un aiuto finale, dopo aver messo a fuoco con il cannocchiale.) |
| ♦ | Utile ed efficiente il sistema di pulizia del sensore SSWF (Supersonic Wave Filter ) che entra in funzione ad ogni accensione. Abbiamo cambiato spessissimo obiettivi e collegamenti al cannocchiale, e sempre all'aperto, non avendo mai riscontrato polvere sul sensore. |
| ♦ | Controllo integrato wireless per l'uso di più flash. |
di negativo:
| ♦ | Avremmo preferito un pentaprisma ottico (anche se avrebbe, di poco, aumentato il peso della macchina ma di molto il suo costo). |
| ♦ | Migliore esposizione automatica: difficile da identificare il settaggio migliore in digiscoping. Ottima nell'uso tradizionale ma critica, inizialmente, in quello con il digiscoping. Non rimane che fare molte prove. |
Durante le
nostre prove abbiamo voluto provare
a collegare, grazie ad un anello
convertitore facilmente reperibile,
il nostro vecchio 50mm f1.8 della
serie OM. Con questo abbinamento
abbiamo perso gli automatismi ma
guadagnato uno stop. La prova è
stata fatta con la macchina in
manuale e con l'obiettivo settato
all'infinito ed alla massima
apertura. Dopo un breve periodo di
test, per trovare il giusto grado di
compensazione della luce, i
risultati sono stati perfetti sotto
ogni punto di vista, Ricordo che gli
obiettivi realizzati per le vecchie
35mm hanno un area di copertura
maggiore quindi il sensore raccoglie
solo l'area centrale della immagine
proiettata. Questo comporta ad una
leggera sovraesposizione che può
essere compensata nel menu della
macchina. (abbiamo visto si corregge
con un -0,3 o pochissimo di più).
Dopo questa esperienza ci siamo
subito mossi per trovare un 50mm
f1.4 (obiettivo abbastanza facile da
reperire su Ebay ma che tiene ancora
una alta valutazione per la sua
famosa qualità ottica.) che ci
porterebbe ad un maggiore guadagno
di luminosità senza costringerci a
cambiare parte dell'attrezzatura.
Appena avremo la possibilità di
provarlo aggiungeremo un ulteriore
commento a questa pagina.
(Nota - Siamo riusciti a trovare un
mitico OM 50mm f1.4 e, oltre al
ulteriore guadagno di luminosità,
abbiamo avuto un sensibile
miglioramento nella correzione
delle aberrazioni cromatiche).
| Il mitico OM 50mm f1.4. |
![]() |
| Alcuni accessori per il sistema E Olympus | ||
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
||
| Il tappo per il mirino non ha una sua custodia e potrebbe andare perso. Questo accessorio lo tiene a portata di mano. |
Sopra:
il VA-1 Mirino
angolare 90° ad
ingrandimento variabile Sotto: Un artigiano polacco commercializza un mirino angolare a 45° con ingrandimento variabile molto ben congegnato e utile per noi digiscoper. |
Si trova su Ebay un anello convertitotre dal formato baionetta OM al 4/3 che, grazie ad un cip e dei contatti fornisce dati di conferma AF. Si raccomanda di posizionarlo e toglierlo, come sempre, a macchina spenta. |
![]() |
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|
Una visione complessiva del parco E-System |
||
| NOTE | |
| 1 |
Sono obiettivi nei quali i
raggi principali sono
paralleli all'asse ottico,
mostrando così un
ingrandimento costante a
prescindere dalla distanza
dell'oggetto. L'occhio umano normalmente ha un errore di parallasse che fa sì che gli oggetti distanti sembrino più piccoli di quelli vicini. In realtà questo errore è semplicemente una variazione dell'ingrandimento nell'intervallo di profondità di campo dell'occhio umano. Nell' obiettivo telecentrico la pupilla del sistema è all'infinito causando così errori di prospettiva minimi quando si varia la posizione dell'oggetto. Pertanto la dimensione dell'oggetto appare la medesima sia che l'oggetto sia vicino sia che si trovi lontano (nell'intervallo di profondità di campo in cui l'oggetto è a fuoco).Questi obiettivi sono ideali per applicazioni di misura. |
.Continua a Pag. 2























