Test - Olympus E-420   pag. 1/2

 

   Tutto è nato da un messaggio che abbiamo letto in un forum inglese dove un digiscoper, le cui esperienze seguiamo da molto tempo, comunicava di aver testato la Olympus E-420 con il suo cannocchiale e l'obiettivo 25mm Pancake. Le foto erano ottime, eravamo abituati al suo standard qualitativo, ma ci aveva impressionato di più il fatto che era riuscito a lavorare anche in autofocus. Troppo interessante per non fare anche noi una prova ed ecco che allora scriviamo alla Polyphoto S.p.a.  di Milano (importatore ufficiale di Olympus e Leica per l'Italia) e chiediamo una macchina in prova.

   Per ogni riferimento all'uso "classico" della Canon EOS 550D vi invitiamo a consultare la prova eseguita da Dpreview o Imaging Resurce,  noi cureremo solo gli aspetti che maggiormente possono interessare un digiscoper.

Oympus E-420 - la versione Komachi Kit

 

Durante la conversazione l'importatore ci propone una E-520 ma noi insistiamo sulla sorellina più piccola perché più piccola anche nelle dimensioni e pesi. Poco tempo dopo ci arriva la macchina con il 25mm. pancake e il 50mm f2 ED Macro.
In queste settimane è stata presentata un altra macchina marchio Olympus, la E-620.
Si tratta sempre di una entry-level da 12MlPixel ma già con caratteristiche di una professionale. Mantiene misure e pesi minimi (521g) e ha la possibilità di un LCD orientabile (come nella E-3) e una misurazione della esposizione su 7 punti. Le altre caratteristiche non sono ancora del tutto note ma sappiamo che verrà commercializzata a maggio 2009. Tenete d'occhio le nostre News per maggiori informazioni.

La Olympus E-420 La Olympus E-420 vista posteriore e superiore
La Olympus E-420 La parte posteriore della E-420 La parte superiore della E-420

 

 Breve premessa.

  • Quando lavoravamo con l'analogico (nella moda e foto di interni) abbiamo posseduto una gloriosissima Olympus OM-1 e una OM-4 con un buon parco ottiche. Già allora si distinguevano per la loro compattezza e per l'eccellenza delle ottiche. La OM-1 era  una delle macchine che non ci ha mai lasciato in panne e vi assicuro che ha dovuto sopportare prove e climi al limite. Le ottiche erano molto robuste e la resa del colore molto alta. L'obiettivo macro aveva una qualità sorprendente (ancora oggi mantiene quotazioni molto alte e, in commercio, si trovano anelli adattatori per l'uso con macchine di altre marche come Canon, Nikon e anche per adattarli al formato digitale 4/3). Il marchio ci dava quindi molte garanzie.

  • La scelta della E-420 è stata dettata anche dal fatto che, nel confronto più semplice con la sua sorella maggiore, ha solo la mancanza dello stabilizzatore di immagine il quale ci sembra essere di pochissima utilità nel digiscoping.

Noi digiscoper siamo molto esigenti sulla qualità ottica dei nostri strumenti e vogliamo anche il massimo della compattezza. La scelta della compatta è in parte dovuta anche a questi motivi oltre al fatto che le reflex, avendo molte parti meccaniche in movimento, sono più sensibili all' effetto del micro mosso. Altro motivo che ha sempre dato più chance alle compatte è la comodità della messa a fuoco sull'LCD. Con una reflex digitale questo era impossibile fino a poco tempo fa. Nei vari siti di digiscoping possiamo vedere come si sono ingegnati in molti a trovare barre stabilizzatrici o sistemi per collegare la macchina al computer portatile così da poter controllare l'immagine e lo scatto direttamente dal computer. Questo era una complicazione e un peso non indifferente. Solo alcune macchine riuscivano con i loro mirini luminosi e la possibilità di gestire in maniera pratica l'alza-specchio a superare questi difetti.
Tutto questo offriva alcuni vantaggi sulle compatte che però avevano i loro limiti nella poca qualità a alti ISO e nel formato del CCD che, inspiegabilmente, le case madri cercavano sempre più di riempire di pixel e ridurre in dimensioni. Un autentico controsenso.
Le compatte della nuova generazione hanno poi un' altra particolarità che ci complica la vita. Poche hanno la possibilità di controlli manuali d'esposizione e di aggiuntivi ottici per poter sfruttare con gli adapter l'abbinamento più semplice e razionale al cannocchiale.
Da un paio di anni si è sempre più diffuso il Live View tra le reflex e la Olympus ha cercato di dare macchine compatte e razionali sia nel mercato delle medie come in quello delle professionali. Insieme a Panasonic, Sigma e Leica ha sviluppato un formato che offre la qualità di una reflex e compattezza nel corpo macchina e obiettivi. Il Quattro Terzi (fourthirds system) offre un rapporto 2X se confrontato al tradizionale 24x36. Quindi il 25mm corrisponde al tradizionale 50mm.
A questo punto bisogna spendere un poco di spazio per chiarire quali sono i punti che sono stati presi in considerazione nel creare un nuovo formato. Molto è stato detto e molto detto in maniera imprecisa  e tendenziosa. Chi non fosse interessato salti il testo che racchiudiamo in una cornice e vada subito al prosieguo del test.

La Olympus ha avuto altre volte iniziative coraggiose e rivoluzionarie nella sua storia che parte nel 1919 con la costruzione di microscopi e poi dal 1939 con la sua prima fotocamera. Tra le sue macchine innovative ricordiamo solo alcune come la serie Olympus Pen, una mezzo formato robusta, facilissima nell'uso e compatta che venne prodotta dal 1959 agli anni 80, La serie OM che rivoluzionò il disegno delle fotocamere reflex dando qualità e aggiornamento tecnologico in un volume e peso che era circa il 35% delle altre reflex. Con la OM-2 rivoluzionò il sistema di misurazione TTL, veniva letto direttamente sul piano focale la cui superficie rifletteva la luce direttamente alla fotocellula e, in esposizione automatica, la misurazione era continua sul piano pellicola invece di passare dal pentaprisma. Cosa poi imitata dalla Leica nel modello M6. La serie OM aveva ottiche straordinarie per resa cromatica, definizione, luminosità, robustezza e compattezza.
Poi ci furono la serie IS e le compatte di grande fattura e soluzioni tecniche.
Forti di una simile tradizione,i tecnici, non avevano assolutamente nessuna remora a affrontare il mondo del digitale con un nuovo progetto che fosse mirato al digitale e solo a questo. Non presero in considerazione il vecchio parco ottiche della OM ( per molti un vero peccato) e, liberi di studiare un formato che si adattasse nel migliore dei modi anche ai formati digitali, fecero nascere il 4/3. Studiarono delle ottiche già tutte telecentriche (*1) e ottimizzate al massimo per la copertura del formato. Questo si basa sull'adozione di un CCD di dimensioni 18x13,6 mm con diagonale 22,5 mm con un rapporto dimensionale 4/3, in combinazione a un complesso flangia-obiettivi, in grado di originare un circolo ottico di diametro 33,87 mm, quindi ad hoc per il sensore. Il sistema venne presentato nel 2000 ed ebbe da subito l'appoggio di Fuji, Kodak a queste si aggiunsero, in un secondo tempo, anche Panasonic, Leica,Sanyo e Sigma.
 

 

 

Un esempio delle proporzioni partendo dai formati più piccoli delle compatte passando per il 4/3 per arrivare al FF 24x36.

 
In queste due immagini vediamo l'esempio del rapporto di copertura delle lenti sui formati più diffusi tra le reflex digitali.  

La continua ricerca dei tecnici Olympus ha portato, nel 2008, ad un' evoluzione parallela del 4/3 il Micro Four Third System - Micro QuattroTerzi - che, eliminando lo specchio e il pentaprisma, porta alla produzione di apparecchi a lenti intercambiabili ancora più compatti e leggeri. Ad oggi abbiamo già un esempio in produzione della Panasonic, la Lumix G1, e un prototipo ancor più piccolo e compatto della Olympus.
 

Ora torniamo alla nostra E-420 ancora oggi la più piccola e leggera reflex digitale in commercio.
Confronto tra la Olympus E-420 e la OM1Ricordo ancora le prime sensazioni quando, da ragazzo, ebbi fra le mani la mia Olympus OM1. Era una delle prime commercializzate in Italia. Anche oggi come allora, avevo già avuto fra le mani le reflex "tradizionali", ho avuto da subito la sensazione di un oggetto piccolo, compatto ma molto ben costruito. La E-420 a queste sensazioni aggiunge una leggerezza che la fa subito comparare con le compatte.
La mia Coolpix 4500 pesa 374g. la 5000 414g. la Canon G9  370g. e lei, senza la piccola batteria, 370g. ai quali vanno aggiunti i 95g. del 25mm. pancake per un totale di 465g. Tutto questo per avere tutti i vantaggi di una reflex da 10MlPixel.

Confronto tra la Olympus E-420 e la OM1Una volta impugnata risulta sorprendentemente maneggevole e salda nelle nostre mani.
Con un peso come questo mi convinco che la meccanica del nostro adapter non può essere molto sollecitata e, con grandissimo piacere, vedo che la mia piastra di equilibrio non necessita il cambio della base (pensavo già di dover cercare una piastra più lunga.).
Tranne i bordi della slitta del flash e il pulsante di scatto non ci sono parti cromate in evidenza. Mettiamo un feltrino al pulsante di scatto e una striscia adesiva alla scritta del marchio sul pentaprisma e la macchina è perfetta per non farsi notare dai nostri soggetti durante una sessione di riprese.

Abbiamo usato la Olympus, sia con il 25mm. che con il 50mm macro, collegata all'oculare zoom 20-60x e il 30x del Kowa TSN-883 Prominar con l'adapter TSN-DA10 e un anello con il passo 43mm. (corrispondente a quello porta filtri del pancake) e 52mm (per il 50mm ED Macro). Per l'uso a fuoco diretto la abbiamo collegata al tubo ottico zoom TSN-PZ con un anello T2.
Per collegarla allo Zeiss 85T* FL e lo zoom 20-60x abbiamo usato il QCA della Zeiss. Per l'uso a fuoco diretto la abbiamo collegata al tubo ottico con un anello T2.
Per collegarla al Baader Scopos ED60 abbiamo usato il T2 per l'uso a fuoco diretto e, per l'uso con il Baader Hyperion 17mm in afocale,  abbiamo avvitato il 50mm macro direttamente al passo che questo oculare ha di serie.

La sensazione che si ha, una volta collegata ai cannocchiali, è la stessa di una compatta.
 
Una lettura del manuale, abbastanza semplice e razionale, e facciamo i primi scatti.
Notiamo subito che il radiocomando ha il sensore di ricezione sul corpo macchina solo nella parte anteriore e questo ci costringe a tenere sempre la mano protesa. Consigliamo quindi di prendere quello a filo (RM-UC1) che risulterà sempre più pratico e funzionale.

Lo scatto a distanza a raggi infrarossi RM1.
I
n digiscoping non è pratico perché la E-420 ha il sensore solo nella sua parte anteriore
.
Lo scatto a distanza con il filo
RM-UC1. Per il digiscoping assolutamente consigliato.
Lo scatto a distanza a raggi infrarossi RM1 Lo scatto a distanza con il filo RM-UC1.

I primi scatti li facciamo usando il mirino reflex e la sensazione iniziale, abituati a guardare attraverso un lentino l'LCD delle compatte, è di non riuscire a mettere a fuoco con precisione per via delle piccole dimensioni. Dopo aver regolato le diottrie, ci concentriamo sul soggetto e ci accorgiamo di poter lavorare senza tutte quelle paure iniziali. Bisogna dire che i mirini delle 4/3 sono un poco più piccoli delle altre reflex APS-C e quello della E-420 non è molto luminoso come in tutte le fotocamere entry level che usano un penta specchio al posto del più tradizionale e costoso pentaprisma in vetro ottico. Per supplire a questo inconveniente bisogna passare a modelli superiori come la E-3 che ha anche il vantaggio di coprire il 100% dell'immagine contro il 95% della E-420. Un altra opzione è l'uso dell'oculare ingranditore Olympus ME-1.
Oggi, dopo diversi mesi di utilizzo, non ci accorgiamo più della differenza neanche durante queste giornate di pioggia. Per chi avesse problemi di messa a fuoco con il mirino penta specchio la Olympus fornisce un accessorio che si applica al mirino. Una volta tolto il poggia occhio d gomma possiamo inserire il ME-1 che è una lente ingranditore 1,2 x.

L'oculare ME-1 che è una lente ingranditore 1,2 xDurante queste prime sessioni di prove abbiamo usato anche il Live View che, grazie anche alle dimensioni e caratteristiche dell'LCD, si dimostra da subito assai funzionale.
Tra le caratteristiche che più ci hanno favorevolmente impressionato sono la dimensione e risoluzione (un 2,7" con una risoluzione di 230,000) e la qualità del vetro di protezione (HyperCrystal) che ci ha fatto lavorare agevolmente anche in situazioni difficili.
Una caratteristica assai utile per noi digiscoper è la possibilità di zoomare nell'immagine per un fattore di 7x o 10x. Allunga di poco i tempi di messa a fuoco (per via della nostra manualità) ma aumenta la precisione.
Un altra caratteristica nell'uso Live View è il fermo dello specchio anche scattando in sequenza, assai utile per l'uso in digiscoping,  Quindi assenza di micro mosso e rumore meccanico. Durante le nostre prove ci è sembrato che la macchina risulta un poco più lenta nella messa a fuoco se fatta in Live View, comunque sempre più veloce che con una compatta.

Nella confezione è fornito anche un tappo per oscurare il mirino del penta specchio. Questo accessorio è necessario, se lavoriamo in Live View, al fine di bloccare la luce che potrebbe entrare dal mirino e interferire così con l'esposizione e la resa qualitativa del colore e della definizione dell'immagine.
Inizialmente, per una sicura messa a fuoco, avevamo usato un lentino applicandolo all'LCD, come per la nostra compatta, ma ora ne facciamo a meno.
Preferiamo comunque non usare per lunghi periodi il Live View per il noto problema che, portando ad un surriscaldamento del sensore, porterebbe ad un degrado della resa colore oltre che ad un consumo della batteria.

A proposito di batteria dobbiamo notare che la durata, anche con un uso frequente del Live View, è assai buona. La PS-BLS1, che ha una capacità di 1150 mAh a 7.2V (8,2 Wh), si è dimostrata più che sufficiente per una sessione di riprese giornaliera. Questo potrebbe non essere una grande novità per chi è abituato alle reflex ma sembra davvero straordinario per tutti quelli che si cimentano quotidianamente con le compatte.

Oympus E-420 La struttura internaUn' altra nostra paura, nell'affrontare una reflex, era il rumore del meccanismo di queste macchine che è superiore a quello di tutte le compatte. Nei confronti di Canon e Nikon (quelle che abbiamo provato) è sicuramente più silenziosa e ci ha risparmiato, anche a distanze di 12-20m. l'uso di una imbottitura.  Abbiamo fotografato ungulati a distanze di circa 30m senza destare in loro il minimo sospetto. Assai probabile che il tutto sia dovuto alle dimensioni dello specchio. Se confrontato con quelli delle Canon o Nikon è assai più piccolo ed è anche per questo che le vibrazioni della macchina sono talmente ridotte che non sentiamo l'esigenza di una barra stabilizzatrice.

In queste giornate di test con pioggia, neve e sole ci siamo imbattuti spesso nel dover repentinamente cambiare i valori di settaggio. L'uso del menu di settaggio ci è sembrato in quasi tutti gli interventi assai veloce e intuitivo e i comandi, sul corpo macchina, molto veloci e semplici da raggiungere. Dal menu della macchina possiamo personalizzare due pulsanti ed assegnargli quelle funzioni che riteniamo più utili e frequenti.
Considerando la E-420 una fotocamera Entry Level sorprende la quantità di settaggi e voci del menu a disposizione.

Poter lavorare con tranquillità a 400ISO è stato davvero emozionante per noi che non ci azzardavamo a superare i 200 con le compatte. Componenti e struttura internaCon la vecchia e insuperata Nikon Coolpèix 4500 a 200ISO il rumore era già presente in quantità tale da essere più simile agli 800ISO della Olympus E-420.
Con la E-420 a 1600ISO si può lavorare ma il rumore è evidente e fastidioso.
Non abbiamo provato l'auto riduzione del rumore a ISO superiori gli 800 perché preferiamo, nei nostri test, escludere gli interventi del software interno delle macchine.

Altra emozione è stata lo scattare in sequenza e, in sequenza, nel formato RAW.
Poter scattare 3,5 scatti al secondo nel formato Jpg e 6 nel formato RAW senza aspettare per minuti che la macchina abbia finito di scrivere nella memoria è veramente entusiasmante.

Non ci siamo dimenticati di provare i due obiettivi con la funzione autofocus attivata.
Il 25mm Pancake ha un escursione esterna del gruppo assai limitata e questo consente un uso molto comodo e poco sollecitante per le parti meccaniche.
Non dobbiamo pensare che la macchina compia da sola la MF (messa a fuoco). L'uso di questa funzione è solo per il controllo e la precisione finale di quello che abbiamo prima fatto con il cannocchiale.
Rimane il classico problema di cosa mette a fuoco in automatico la macchina se la scena è piena di elementi di "disturbo" (es. un uccellino in una siepe con rami davanti e dietro di lui). In questi casi, con l'uso spot, la 420 offre 3 punti di MF ma la possibilità di errore rimane alta. Utilissimo invece se fotografiamo un soggetto in movimento sulla superficie di un lago o su un prato. Nelle nostre prove abbiamo scattato anche a soggetti in volo.
Grazie alla velocità di MF e di scatto le possibilità sia di ripresa che di ripresa creativa aumentano considerevolmente.
Un poco più problematico è l'uso dell'autofocus con il 50mm ED Macro F/2. La sua escursione esterna del gruppo ottico è talmente ampia da creare problemi insospettati.

Lo Zuico 50mm f2 ED Macro 
Immagine accanto -
 tutta la escursione esterna del gruppo ottico per la messa a fuoco
Il compatto Zuico 25mm f2.8 soprannominato Pancake 
Immagine accanto -  tutta la escursione esterna del gruppo ottico per la messa a fuoco. 
Oympus E-420 - Lo Zuico 50mm f2 ED Macro Oympus E-420 - Lo Zuico 50mm f2 ED Macro escursione  Il compatto Zuico 25mm f2.8 soprannominato Pancake  Questa è tutta la escursione esterna del gruppo ottico per la messa a fuoco. 

Il primo, e più frequente, è la continua ricerca della MF e la perdita di tempo. Questo è dovuto sicuramente al tempo che impiega nella escursione del gruppo lenti e dal fatto che in questo lasso di tempo il nostro soggetto si è mosso in continuazione. Ci è capitato più di una volta che lo scatto finale fosse completamente fuori fuoco. Se il soggetto è relativamente fermo, e noi abbiamo messo a fuoco con una buona precisione dal cannocchiale, il problema non si presenta.  In ogni caso, con questo obiettivo di grande qualità, abbiamo preferito lavorare in manuale. Uno dei rischi che non volevamo correre era la rottura del motore sia per lo sforzo che per l'uso continuo.
Usando il pancake e lo zoom del Kowa abbiamo notato che a 20x compare una leggera vignettatura che scompare a 30x. Con l'oculare 30X non ci sono problemi. Stessa cosa collegando la macchina allo zoom dello Zeiss 85T* FL.
Nessuna forma di vignettatura con il 50mm. Macro.

La E-420 montata sul tubo ottico della Zeiss. La E-420 e il Kowa Prominar TSN-883 Come siamo riusciti a collegare lo scatto flessibile
E-420 montata sul tubo ottico della Zeiss. Il nostro sistema con il Kowa Prominar TSN-883 Come ci siamo ingegnati a collegare uno scatto flessibile alla Olympus E-420

Un ultima nota sul software che viene fornito e che ci permette di scaricare, catalogare e correggere le nostre immagini in maniera molto rapida e razionale. I comandi sono molto semplici e abbastanza completi nelle correzioni più comuni. Oltre al OLYMPUS Master 2 viene fornita una versione a scadenza del OLYMPUS Studio 2 che ci permette anche di controllare la macchina e scattare direttamente dal computer. Consigliamo caldamente l'uso di questo ultimo software che si è rivelato ottimo e molto pratico anche per le piccole ma necessarie correzioni.

In ultima analisi possiamo dire Che la Olympus E-420 è un oggetto estremamente versatile per il digiscoping. L'entusiasmo, dopo tre mesi di prove, è giustificato dalla qualità delle immagini riprese e dalla facilità che abbiamo avuto nell'abituarci alla fotocamera. La sua compattezza e soprattutto leggerezza facilitano non poco il passaggio dalla compatta alla reflex.
Il suo ottimo 25mm si presta a molti utilizzi grazie alla possibilità di usare l'autofocus della macchina per ottimizzare la messa a fuoco. Sia con l'oculare 20-60x zoom che con il 30x non abbiamo avuto mai problemi di vignettatura.
Una volta bilanciato correttamente il cannocchiale non ci sono problemi di micro mosso fino a tempi di 1/60".
Anche il 50mm Macro si è comportato molto bene ma è da escludere l'uso dell'autofocus.

Se confrontiamo l'uso della Olympus E-420 con quello di una compatta dobbiamo registrare, di positivo:

 

La qualità dell'immagine e dei dettagli.
L'uso e la velocità del formato Raw.
La velocità di accensione e di scatto.
La disponibilità di mirare attraverso il penta specchio anche a fotocamera spenta.
La durata delle batterie.
La velocità di registrazione nelle schede di memoria (abbiamo a disposizione due slot per i due formati xD-Picture Card e Compact Flash Tipo II.
La possibilità di usare il cannocchiale con il suo tubo ottico e un anello T2 che, pur accorciando la focale, fornisce immagini di grande qualità.
Possibilità di misurazione spot sulle alte o basse luci con il controllo delle ombre.
L'uso più accurato e professionale del flash anche con accessori come il "Better Beamer".
La possibilità di scatto a sensibilità ISO elevate senza perdita di qualità (nel confronto con le compatte).
La possibilità con il 25mm di autofocus per la regolazione fine della messa a fuoco. (non si deve pensare che la macchina mette a fuoco tutto il sistema ma è un aiuto finale, dopo aver messo a fuoco con il cannocchiale.)
Utile ed efficiente il sistema di pulizia del sensore SSWF (Supersonic Wave Filter ) che entra in funzione ad ogni accensione. Abbiamo cambiato spessissimo obiettivi e collegamenti al cannocchiale, e sempre all'aperto, non avendo mai riscontrato polvere sul sensore.
Controllo integrato wireless per l'uso di più flash.

di negativo:

Avremmo preferito un pentaprisma ottico (anche se avrebbe, di poco, aumentato il peso della macchina ma di molto il suo costo).
Migliore esposizione automatica: difficile da identificare il settaggio migliore in digiscoping. Ottima nell'uso tradizionale ma critica, inizialmente, in quello con il digiscoping. Non rimane che fare molte prove.

Il nostro vecchio 50mm f1.8 della serie OMDurante le nostre prove abbiamo voluto provare a collegare, grazie ad un anello convertitore facilmente reperibile, il nostro vecchio 50mm f1.8 della serie OM. Con questo abbinamento abbiamo perso gli automatismi ma guadagnato uno stop. La prova è stata fatta con la macchina in manuale e con l'obiettivo settato all'infinito ed alla massima apertura. Dopo un breve periodo di test, per trovare il giusto grado di compensazione della luce, i risultati sono stati perfetti sotto ogni punto di vista, Ricordo che gli obiettivi realizzati per le vecchie 35mm hanno un area di copertura maggiore quindi il sensore raccoglie solo l'area centrale della immagine proiettata. Questo comporta ad una leggera sovraesposizione che può essere compensata nel menu della macchina. (abbiamo visto si corregge con un -0,3 o pochissimo di più).
Dopo questa esperienza ci siamo subito mossi per trovare un 50mm f1.4 (obiettivo abbastanza facile da reperire su Ebay ma che tiene ancora una alta valutazione per la sua famosa qualità ottica.) che ci porterebbe ad un maggiore guadagno di luminosità senza costringerci a cambiare parte dell'attrezzatura. Appena avremo la possibilità di provarlo aggiungeremo un ulteriore commento a questa pagina.  (Nota - Siamo riusciti a trovare un mitico OM 50mm f1.4 e, oltre al ulteriore guadagno di luminosità, abbiamo avuto un sensibile miglioramento nella correzione delle aberrazioni cromatiche).

Il mitico OM 50mm f1.4.
Il mitico OM 50mm f1/4.

 

 

Alcuni accessori per il sistema E Olympus
Olympus E-420 Tappo oculare Olympus E-420 mirino angolare a 90°
Olympus E-420 mirino angolare a 45°
Il tappo per il mirino non ha una sua custodia e potrebbe andare perso. Questo accessorio lo tiene a portata di mano. Sopra: il VA-1 Mirino angolare 90° ad ingrandimento variabile
Sotto: Un artigiano polacco commercializza un mirino angolare a 45° con ingrandimento variabile molto ben congegnato e utile per noi digiscoper.
Si trova su Ebay un anello convertitotre dal formato baionetta OM al 4/3 che, grazie ad un cip e dei contatti fornisce dati di conferma AF.  Si raccomanda di posizionarlo e toglierlo, come sempre, a macchina spenta.

Una visione complessiva del parco E-System

 

NOTE
1 Sono obiettivi nei quali i raggi principali sono paralleli all'asse ottico, mostrando così un ingrandimento costante a prescindere dalla distanza dell'oggetto.
L'occhio umano normalmente ha un errore di parallasse che fa sì che gli oggetti distanti sembrino più piccoli di quelli vicini. In realtà questo errore è semplicemente una variazione dell'ingrandimento nell'intervallo di profondità di campo dell'occhio umano. Nell' obiettivo telecentrico la pupilla del sistema è all'infinito causando così errori di prospettiva minimi quando si varia la posizione dell'oggetto.
Pertanto la dimensione dell'oggetto appare la medesima sia che l'oggetto sia vicino sia che si trovi lontano (nell'intervallo di profondità di campo in cui l'oggetto è a fuoco).Questi obiettivi sono ideali per applicazioni di misura.
   

 .Continua a Pag. 2

 


 

 

 

Da notare

  • Abbiamo raccolto in una tabella tutte le ottiche prodotte per il formato 4/3Abbiamo raccolto in una tabella tutte le ottiche prodotte per il formato 4/3
  • Il link all'importatore italiano Polyphoto.
  • Il link a Wikipedia dove viene presentato il formato 4/3